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I 70 ANNI DI PAOLO PULICI

27-04-2020 19:00 - News Generiche
Con 172 reti è il più grande cannoniere della storia del club: grazie ai gol suoi e del “gemello” Ciccio Graziani i granata vinsero il campionato dopo 27 anni.
È cifra tonda, come il pallone che amava buttare nel sacco. Paolo Pulici (a destra nella foto con Graziani) compie 70 anni, oggi 27 aprile.
Una carriera quasi interamente dedicata al Torino, di cui è il capocannoniere assoluto con 172 gol tra campionato e coppe.
La leggenda in granata di “Puliciclone”, come lo definì Gianni Brera, cominciò il 23 marzo 1969, giorno dell'esordio con il Torino.
Edmondo Fabbri lo lanciò subito da titolare al posto di Carlo Facchin: non avrebbe più lasciato il campo.
L'avversario di quel giorno era il Cagliari che l'anno dopo avrebbe conquistato uno scudetto storico: che emozione, per il giovane bomber, affrontare l'idolo della sua adolescenza, quel Gigi Riva che nel sottopassaggio lo raggiunse, ne colse l'agitazione e lo rasserenò. “Vai tranquillo, noi che veniamo dal Legnano sappiamo cavarcela”.
Entrambi, infatti, avevano un passato nelle giovanili della società lombarda, per poi spiccare il volo in Serie A.
Quello di Riva era cominciato da sei anni: aveva tutto l'interesse a snobbare il ragazzino o a impaurirlo ulteriormente, ma non faceva parte del suo carattere.
Pulici fu preso dal Legnano proprio perché ricordava lo stile di “Rombo di tuono”: partita da sei, quella del giovane, che si fece apprezzare per grinta e una già buona forza fisica.
I gol sarebbero arrivati presto, anzi subito. Il primo, allo stadio San Siro.
Si giocava Inter-Torino, era il 6 aprile 1969 e Giacinto Facchetti dopo quattro minuti aveva segnato per i nerazzurri.
Al 7' la risposta targata Pulici: conduzione palla fino al limite dell'area e destro potente che il portiere Miniussi respinse come poté, tap-in di sinistro e poi gli abbracci dei compagni.
Tornando verso il centrocampo, il difensore dell'Inter Tarcisio Burgnich gli disse: “Bravo Pulici, continua così. Ora cerca di non esagerare, però”.
Non esagerò, ma la soddisfazione di punire chi lo aveva rifiutato, il giovane se la tolse alla prima occasione.
Anni prima, infatti, Helenio Herrera lo scartò a un provino dicendo all'allenatore della Primavera interista Giovanni Invernizzi: “Digli di darsi all'atletica”.
A 15 anni Pulici correva i 100 metri in 10”5 con le scarpe da calcio. Tanto per avere un riferimento, Bob Hayes vinse l'oro ai Giochi del 1964 in dieci secondi netti.
Pulici sentì la frase e ci rimase male. Ma non aveva tempo per rimuginare. Andò al Torino e si prese tutte le rivincite.
In campo non si fermava mai, un ciclone appunto, e divenne ben presto uno dei leader granata.
Esplose nella stagione 1972-73: 17 reti in campionato, tra cui un pallonetto da 30 metri a Dino Zoff nel derby della Mole.
Grazie a queste prestazioni “Pupi” si guadagnò la chiamata di Ferruccio Valcareggi in Nazionale.
Il bilancio in azzurro fu negativo: 19 gare, cinque reti e il rimpianto di aver partecipato a due Mondiali (1974, 1978) senza aver giocato mai un minuto.
E se in Germania era chiuso da Riva, Chinaglia e Anastasi, in Argentina l'allora ct Enzo Bearzot gli preferì il giovane Paolo Rossi come spalla di Roberto Bettega.
Meglio, infinitamente meglio, con il Torino. Sarà perché impersonava alla perfezione il “tremendismo” granata, Pulici vinse tre titoli di capocannoniere e, soprattutto, lo scudetto nel 1976: in quell'anno magico realizzò 21 reti che, aggiunte alle 15 del “gemello del gol” Francesco Graziani, riportarono il Toro in cima al calcio italiano dopo 27 anni.
Gli ultimi a riuscirci furono Valentino Mazzola e gli eroi del Grande Torino morti a Superga.
L'anno successivo un campionato incredibile vide i granata doversi accontentare del secondo posto nonostante 50 punti e una sola sconfitta in 30 gare.
Con questo rimpianto cominciò la parabola discendente di Pulici, a cui - nel 1982 - non fu permesso di chiudere la carriera al Torino: malvolentieri, lasciò dopo 14 anni e partì verso Udine, per poi terminare il suo viaggio calcistico a Firenze. Ma, a prescindere dalla maglia, nel ricordo degli appassionati Puliciclone avrà sempre il granata come seconda pelle.

Fonte: Sportmediaset

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