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LA BASE, PATRIMONIO DEL VOLLEY ITALIANO

26-04-2013 12:53 - News Generiche
Da circa 35 anni seguo con passione questo sport ed ho vissuto tutte le varie metamorfosi del nostro club e del panorama italiano.
Mi ricordo gli anni 0ttanta quando la pallavolo ancora rappresentava uno sport quasi del tutto amatoriale con persone che facevano il dirigente per passione, dedicando il proprio tempo libero allo sviluppo del movimento. Fra gli atleti, in quel periodo, invece c´era già chi raggranellava qualche soldino.
Con l´arrivo dei capitali, alla fine degli stessi anni 0ttanta, l´organizzazione delle società ed il movimento sono cambiate radicalmente. Il budget delle società stesse ha subito un´impennata notevole e le esigenze di marketing sono diventate quasi la prerogativa per potersi garantire un futuro di successi.
La pallavolo a quel punto, a mio avviso, ha preso una strada senza ritorno. E´ si vero che il movimento delle nazionali ne ha tratto vantaggio ed anche le maggiori società italiane hanno collezionato una serie di invidiabili successi, però secondo me a lungo andare si e´ trattato di una vittoria di Pirro, visto e considerato che le principali squadre italiane sono zeppe di atleti stranieri che per lo spettacolo e per i successi da raggiungere hanno annichilito tutte le risorse umane del nostro sport.
Basti vedere quanti ragazzi, potenzialmente validi, siano destinati a ricoprire ruoli di rincalzo nonostante le potenziali capacità che hanno senza che possano venir loro fatte esprimere a pieno.
Il nostro sport e´ diventato uno sport di palazzo, gestito per quanto riguarda la Serie A dalla Lega, con una serie di vincoli vessatori all´attività delle società che, per i più piccoli, e´ diventato insostenibile, non conta più la serietà ma la facciata.
Capisco che alcune cose siano state fatte giustamente per la tutela degli atleti e per lo sviluppo del volley, però secondo il mio parere i diritti TV potrebbero aiutare a cascata le società che non riescono a recepire main sponsor di un certo livello nonostante le stesse rappresentino il patrimonio ed il futuro della pallavolo italiana.
A mio avviso i diritti dovrebbero ritornare a chi è protagonista di questo sport e non al mantenimento di una struttura appunto di facciata dove solo pochi hanno accesso e che peraltro puntualmente investono su atleti stranieri garantendo loro una crescita tecnica che nei loro paesi non avrebbero a vantaggio di nazionali straniere che puntualmente nelle manifestazioni internazionali ci surclassano. Perché non provare ad invertire la tendenza cercando di ricreare giocatori nostrani a discapito di atleti stranieri?
Perché non obbligare almeno 4 italiani in campo, magari under 25? Peggiorerà lo spettacolo? Forse si, ma a noi interessa lo spettacolo o che questo sport non regredisca come avviene da qualche anno a questa parte.
Oppure diamo delle opzioni alle società inerenti la composizione della squadra penalizzando con maggiori spese chi opta per soluzioni diverse a vantaggio di coloro che si attengono alla sviluppo del movimento. A cosa serve avere campionati zoppi o società che nascono come funghi e poi si rivelano meteore finendo nel nulla per poi ripresentarsi l´anno dopo ai nastri di partenza come se non fosse accaduto niente? Io credo a poco.
A tutti piacerebbe avere squadre come Trento, Macerata, Piacenza e Cuneo ma chi non ha la fortuna o la capacità di raggiungere certi budget che deve fare deve smettere?
Non è meglio "aiutare" il movimento per creare giocatori di alto livello con delle politiche mirate a vantaggio delle società che ci mettono competenza e conoscenza?
Non credo che l´interesse di pochi debba distruggere ciò che di buono è stato fatto sino ad ora anche se troppa acqua è già passata sotto ai ponti. Sembra che a nessuno interessi la vita della base della pallavolo.
Perché i marchi di alcune regioni o di alcune province finiscono sulle maglie delle squadre mentre in certe regioni non gli viene nemmeno dato il numero di telefono?
Per non parlare di aziende a capitale misto che puntualmente compaiono sulle casacche dei soliti noti. Siamo al solito problema di questo paese che va avanti per conoscenza anziché per competenza. Speriamo cambi musica altrimenti la vedo buia per lo sport che tutti noi amiamo. Sembra che lo sport non sia più un valore aggiunto per la formazione dei giovani, conta solo vincere.
O vinci o muori come in guerra, forse c´è qualcosa da registrare perché lo sport è vita e non morte e se muore la base muore anche chi pensa di vincere la guerra. Forza Magici Lupi!

(Uno di Curva)

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