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LA PESTE SECONDO IL BOCCACCIO (di Antonio Martini)

13-04-2020 18:30 - News Generiche
Un' altra opera famosa in cui si parla di peste è il Decameron del Boccaccio.
Ma Giovanni Boccaccio visse effettivamente la peste nera, mentre Manzoni (di cui abbiamo scritto ad inizio aprile), la studiò dai documenti dell’epoca.
Ora, nell’epoca del Coronavirus, questa differenza è palese.
Entrambi fanno intuire l’assoluta incapacità dell’uomo (e di conseguenza dei governanti) di affrontare simili emergenze.
Per loro l’epidemia è come un terremoto, la grandine: una forza della Natura contro cui l’uomo non può nulla.
L’uomo moderno continua a non poter far molto, ma adesso capisce il fenomeno, può contrastarlo, spera di poterlo debellare in un prossimo futuro ed ha a disposizione l'elemento comunicativo che è importantissimo per la diffusione dei metodi per contrastare l'epidemia attraverso l'utilizzo dei social della televisione della radio e della stampa.
Per il Boccaccio le “fake news” circolavano nel popolino, ma le persone “colte” dell’epoca sicuramente non ci credevano e ritenevano sconveniente parlarne.
Nella società moderna invece le “fake news” sono diventate uno strumento di controllo di massa.
Idee strampalate e non scientifiche sono messe in circolo. Perfino la scienza è usata come strumento di distrazione di massa.
In TV appaiono persone che con strampalati modelli complessi di simulazioni numeriche, ci dicono quello che vorremmo sentirci dire (ma che purtroppo non è assolutamente vero): l’epidemia è sotto controllo, non ci sono casi nuovi, sarà debellata in poche settimane (mentre ci vorranno almeno mesi).
Boccaccio ci fa vedere che la possibilità di sfuggire alla peste è riservata solo ai giovani di buona famiglia.
Gli altri, per campare, devono andare a lavorare (peste o non peste). Qui la società moderna differisce.
La Quarantena per Boccaccio è riservata agli stati ricchi che si possono permettere i violenti contraccolpi economici.
Altra differenza fra tempi antichi e tempi moderni, è che la società del Boccaccio cercava di salvare i giovani dal contagio. La società moderna invece privilegia gli anziani.
Infatti percependo una pensione senza lavorare, avendo i “riders” che gli portano la spesa fino a casa e grazie agli abbonamenti TV a Sky, possono reggere quarantene lunghe.
I giovani invece devono lavorare e quindi rischiare il contagio.
Infine Boccaccio e Manzoni insistono sulla funzione catartica della peste.
Una società vecchia va via, una società nuova emerge. Manzoni fa più un discorso religioso, Boccaccio è molto più implicito ma altrettanto rivoluzionario.
Speriamo che appaia il così detto “omo novus” anche se per adesso non si vede all’orizzonte né un San Francesco, né un Dante, né un Giotto, né un Boccaccio, né un Brunelleschi, né un Lorenzo Magnifico, né un Leonardo da Vinci, né un Galileo.
Si vedono solo vecchi e mediocri personaggi che continuano a raccontare, come un disco rotto, storie a cui nessuno (neanche loro stessi) crede più.
Magari è proprio in questi momenti di disperazione e tristezza che la società esprimerà ancora una volta qualcosa di straordinario e innovativo!

Antonio Martini


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