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ROMA, LA CURVA SUD VISTA DA DENTRO

26-01-2013 11:38 - News Generiche
Solito splendido editoriale di Daniele Galli su "Il Romanista". Una dichiarazione d´amore per la propria Curva e per chi ancora si batte e si sbatte per renderla grande anziché perdersi in chiacchiere.
Una dichiarazione universale che vale uguale per tutte le altre Curve d´Italia e per chi le difende.

DANIELE GALLI - Vista da un tifoso che per sua grazia e disgrazia deve normalmente preferirle il desk di una redazione, la Curva Sud rischia di svanire in dissolvenza dopo un tempo incredibilmente breve. Basta poco per perdere la pazienza, basta poco per dirsi arrivederci. Diciamo cinque secondi. Non quando l´urlo s´alzerà, ma quando parte Roma Roma e il tuo compagno, amico, romanista autentico eppure deviato col tempo e con le mode sulla via sbagliata, smanetta col Blackberry per chattare con non so chi diavolofosse. Maledetti. Il tifoso che torna nella Sud per tifare la Sud capisce in quel momento di essere finito nel posto sbagliato della Sud.
La Sud è dieci, quindici metri più inbasso. La Sud è quel luogo dell´anima dove mille alzano le mani quando più sotto in quattro glielo chiedono. Gente vera, pulita, genuina e quindi romanista. Altrove leggerete lo striscione "Fuori le palle". Ma dentro, dentro la Sud, dentro di noi e rivolto a noi, la notte di Roma-Inter, la notte di Coppa, c´era un altro striscione: "Fuori la voce".
Fuori la voce, fuori i mercanti dal tempio, richiamate i 71.212 paganti di Roma-Ascoli, 71.212 paganti per la seconda gara di un girone eliminatorio di Coppa, ridateci chi la Sud l´ha fatta, restringete l´area, limitatela, fate che là nel santuario acceda solo chi ama la Sud perché ama la Roma e la Roma preveda una Sud solo per i tifosi di cartapesta, per chi va in Sud per risparmiare, perché la notte di Roma-Inter per la Coppa bastavano 12 euro.
Troppo poco per chi non canta, non tira fuori la voce, se ne frega, si balocca mentre la Roma gioca, ma soprattutto mentre la Sud canta, mentre ci sono là sotto, sull´altare, alla base del tutto, quattro ragazzi che la Roma non la guardano. Guardano la Sud.
È un amore immenso, più grande di tutto, è l´amore per questi colori che gli impone di dover guardare la Sud. Chiamano i cori. Loro. Quelli dietro al giornalista se ne sbattono, pensano ad altro, li osservano perplessi. E magari lo scribacchiano col cellulare figo all´occasionale che stavolta non se l´è sentita di andare allo stadio. Faceva troppo freddo. Meglio starsene sul divano di casa, a sentire qualcuno che nella sua carriera una violenza così inaudita non l´aveva mai vista, e infatti se l´è inventata. Beati noi. Beato chi ha resistito perché ha capito cos´è la Sud. La Sud, oggi.
La Sud, oggi, sono le mille anime che seguono i profeti, loro che sintonizzano il battito con quei quattro che la Roma non devono guardarla per sostenerla, perché la Roma quei quattro ce l´hanno nei cromosomi. Loro sono più Roma che la Roma stessa, loro possono insegnare cos´è la Roma a chiunque, perché pagano per non vedere la Roma, perché dettano i ritmi, i cori, lottano contro la repressione che deprime, stritola, ammazza.
La Sud, quella che raccontano rare firme ultras (Roberto Stracca sempre presente), sono quei quattro più i mille. Il resto, chi è malinconicamente immobile, indolenzito dagli affanni della pigrizia più che dell´età, chi va in Sud perché risparmia e poi fischia Tachtsidis quando lo speaker fa il suo nome (e quanto sforzo per restare, prima ancora di Roma Roma), il resto non è Curva Sud.
È la Sud bis, a essere magnanimi. Perché l´onore non ha prezzo, non vale 12 euro e nemmeno 700 quanto il costo delle mele appiccicate sui telefonini e nemmeno 7 miliardi, quanto potrebbero valere a piazza Affari Facebook e Twitter messi insieme, il luogo dei leoni da tastiera che la Sud non l´hanno mai conosciuta, oppure l´hanno persa. L´onore di essere Curva è per pochi, intimi, veri, straordinari tifosi della Roma. Loro.
La Sud, oggi. Con gli occhi del tifoso che si spaccia per giornalista è davvero un baluardo dell´essere, come scriveva, come scrive, la penna nobile e romana di quel Tonino Cagnucci "Il Romanista" per passione prima ancora che per professione. La Sud nell´accezione intesa prima, in senso stretto, non fischia i giocatori
all´ingresso in campo, sostiene la squadra, lo fa a prescindere che uno giochi bene o giochi male, lo fa senza badare al nome.
Il nome, già. La Sud in senso lato, la Sud tutta, s´infervora, s´unisce, solo tre volte. Quando segna la Roma, quando l´arbitro è cornuto - non quello di Roma-Inter, ma così, per definizione, perché ci siamo cresciuti e lo cantiamo pure quando non è vero - e quando esce Totti. Quando l´Immenso viene chiamato fuori, i polmoni bolsi, resi infracichiti dalle modernità di cui sono ora schiavi, ringalluzziscono e cantano che un Capitano, c´è solo un Capitano. Certo che c´è. Però c´è anche la Roma, c´è la Sud, ci sono quei quattro là sotto che alzano le mani, che parlano per tutti, che organizzano, ci sono quei quattro che vorrebbero che la voce s´alzasse sempre e non solo quando c´è profumo di Santità laica.
La Sud, oggi. I cori. Li chiamano con la voce, coi gesti, con gli occhi di un papà che parla ai figli. Le hanno tolto i megafoni, hanno vietato i tamburi per cadenzare, dare il ritmo per favore. È come se a uno scultore che ha in mente un´altra "Pietà", o un altro marmo simile, avessero detto che la poteva pure realizzare. Ma senza scalpellino. Facesse come gli pare, ma lo scalpellino no. Può uccidere. Può uccidere anche un´auto lanciata a folle velocità dentro Roma, se a guidarla è un pazzo. Vallo a spiegare che non è mai l´arnese, lo strumento, il mezzo, a essere pericoloso. Ma chi lo usa. Vai a spiegare a chi non è tifoso che è assurdo prima che ingiusto, illiberale, incostituzionale, limitare la libertà di comporre uno striscione. Le scenografie? Impossibili. La Sud non chiede autorizzazioni, se vuole farle. Perché la Sud, la Sud baluardo dell´essere, non può avere bisogno di un ossequioso procedimento autorizzatorio per dire alla Roma le due parole più belle da quando il Creato esiste: ti amo.
La Sud in senso lato, la Grande Sud, è morta, è sepolta, sopravvive ogni volta che il ricordo torna a trovare i vecchi Guerriglieri, il Commando, il G.A.M., Roberto Rulli, Bongi, De Falchi, Zappavigna, Coca Cola, Stracca, i gruppi che la Sud l´hanno fatta. Ecco, loro ci sono per davvero. Sono in ogni canto della Sud. La Sud in senso stretto. La Sud in senso stretto esiste e resiste. Non critica un calciatore della Roma, contesta quando la Roma ha terminato di giocare, non si fa condizionare da una radio o da un giornale, pensa con la propria testa e non va in trasferta fin quando la trasferta non torna libera. L´urlo tornerà ad alzarsi quando nel settore ospiti non sarà più necessaria una Privilege, perché è il principio a non essere accettato: la fede per la Roma non può essere conseguenza di un modulo e una fototessera. La fede per la Roma è un atto puro, è il canto che si eleva quando la Roma gioca male, non quando gioca bene. Perché quando gioca bene tanto ci pensa il resto dello stadio a battere le mani. Quello che fischia Tachtsidis, si trastulla col cellulare, s´incazza perché non c´è copertura, e mica la copertura in difesa ma quella per andare su Internet, ridacchia perché a una manciata di minuti dal termine entra l´Acquistinho e poi l´Acquistinho si rivela (così, per la cronaca) pericoloso, e mentre l´Inter attacca e noi c´affidiamo ai guantoni di Esci-Franco-Stekelenburg, lui chiede all´amico deficiente che c´ha accanto quante bombe vuole per Jovetic. Il Fantacalcio!
Questi cretini parlano di Fantacalcio mentre forse ci segna l´Inter! È accaduto veramente, è accaduto la notte di Roma-Inter.
La tentazione non è più di andarsene, ma di "discuterci". Non è una questione di ultras o non ultras, ma di rispetto per la Roma, per chi è lì per la Roma, per cantarla, perché le palle le devono tirare fuori tutti, anche i tifosi che si permettono di comprare un biglietto di Curva. La Curva. La Sud. L´unica possibile.
La Sud esiste, però. Resiste. Sta morendo, dice qualcuno che la Sud la conosce sul serio, qualcuno a cui non puoi chiedere se ama di più la Sud o la Roma, perché a mamma e papà vuoi bene allo stesso modo. Sta morendo, sostiene, perché i ragazzini che c´entrano la prima volta non conoscono i valori dei nostri padri, perché una volta entravi allo stadio e fissavi la Sud, una volta il Commando era l´incanto, una volta la nebbiolina erano il giallo e il rosso che t´avvolgevano, una volta l´inno s´alzava per novanta minuti e il mondo tremava sul serio. Poi l´hanno vietato. Hanno vietato tutto. Passa il bruscolinaro, bruscolinaro in senso lato anche lui: vende anche i Borghetti. «Non si faccia vedere, però».
Come? «Sì, lo nasconda». Come? «Eh, vogliono che vi leviamo il tappo». Capito? Perché un tappo di plastica di pochi grammi è sicuramente letale, se in campo lo lancia Superman. È il paradigma dello Stato, della condizione che umilia chi ha conosciuto lo stadio negli Anni 80.
Nonostante tutto, la Curva Sud non morirà. Non morirà finché ci saranno uomini dalle palle quadrate che sacrificano lo spettacolo della Roma in campo per quello della Roma fuori. Non morirà fin quando anche uno solo di loro continuerà a chiamare i cori, a incazzarsi con chi non canta, a far tremare il mondo assieme ad altri mille uomini, uomini seriamente, che alzano le mani e non cantano per la Roma. Cantano la Roma. Loro sì. Loro, l´ultimo baluardo dell´essere. Loro. Loro sono la Curva Sud.

[Fonte: Il Romanista]

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