A CERCAR IL FRESCO...
05-07-2026 06:10 - News Generiche
Il vento caldo dell’estate, come cantava Alice, alita spietato sui campi, nei boschi, nei giardini.
E tutto tace, una lunga pennichella immobilizza gli animali, solo il frinire stridulo delle cicale attraversa l’aria in un concerto di acute note.
Oggi, che è particolarmente caldo, sembra si siano ritrovate tutte fra i rami di un maestoso cipresso, dalla punta dritta verso il cielo senza nubi. Cantano le cicale, mentre cercano sollievo all’ombra, riparate dai fitti rami, quasi un gomitolo di verde scuro.
Cantano le cicale un inno infinito all’estate che brucia i loro corpi, senza tregua.
Ecco che le pensiamo spensierate, mentre le formiche prudenti si affannano senza sosta a caricarsi sulle spalle quelle che saranno le provviste per il lungo inverno. Una fila di puntini neri si snoda fra l’erba fino ai piedi degli alberi e oltre.
Eccole le cicale, nessuno le vede, ma il loro canto ci raggiunge. È un ritmo serrato, un canto assordane, un richiamo d’amore che gli esemplari maschi usano per attirare l’attenzione delle femmine.
Sui libri di scuola ce le presentavano spaparanzate, forse un po' affaticate, a godersi il dolce far niente, con la chitarra che le accompagnava in una melodia senza fine.
E, poi, dopo l’autunno, le ritrovavamo nella morsa del gelo a chiedere aiuto alla laboriosa formica, intirizzite e affamate.
Così conclude La Fontaine: La formica che ha il difetto di prestar malvolentieri, le dimanda chiaro e netto: “Che hai fatto tu fino a ieri”?
“Cara amica, a dire il giusto non ho fatto che cantare tutto il tempo”.
“Brava ho gusto; balla adesso, se ti pare".
Patrizia Bianconi
E tutto tace, una lunga pennichella immobilizza gli animali, solo il frinire stridulo delle cicale attraversa l’aria in un concerto di acute note.
Oggi, che è particolarmente caldo, sembra si siano ritrovate tutte fra i rami di un maestoso cipresso, dalla punta dritta verso il cielo senza nubi. Cantano le cicale, mentre cercano sollievo all’ombra, riparate dai fitti rami, quasi un gomitolo di verde scuro.
Cantano le cicale un inno infinito all’estate che brucia i loro corpi, senza tregua.
Ecco che le pensiamo spensierate, mentre le formiche prudenti si affannano senza sosta a caricarsi sulle spalle quelle che saranno le provviste per il lungo inverno. Una fila di puntini neri si snoda fra l’erba fino ai piedi degli alberi e oltre.
Eccole le cicale, nessuno le vede, ma il loro canto ci raggiunge. È un ritmo serrato, un canto assordane, un richiamo d’amore che gli esemplari maschi usano per attirare l’attenzione delle femmine.
Sui libri di scuola ce le presentavano spaparanzate, forse un po' affaticate, a godersi il dolce far niente, con la chitarra che le accompagnava in una melodia senza fine.
E, poi, dopo l’autunno, le ritrovavamo nella morsa del gelo a chiedere aiuto alla laboriosa formica, intirizzite e affamate.
Così conclude La Fontaine: La formica che ha il difetto di prestar malvolentieri, le dimanda chiaro e netto: “Che hai fatto tu fino a ieri”?
“Cara amica, a dire il giusto non ho fatto che cantare tutto il tempo”.
“Brava ho gusto; balla adesso, se ti pare".
Patrizia Bianconi
[
]
[
]
]
[
]