CI BASTAVA UN CAMPO
09-04-2026 05:45 - News Generiche
Un pallone, una coperta e… un campo! La primavera si annunciava e addolciva l’aria, noi si partiva.
Spazi verdi, con l’erba appena nata, spazi di fiori di campo, contornati da alberi, nel silenzio assoluto di una campagna (ri)svegliata da poco.
In lontananza poche case addossate l’una all’altra, incastrate fra viottoli sterrati, di buche e piccoli sassi e piante da frutto.
E, soprattutto, le nostre risate, per lo più senza motivo, che ci facevano lacrimare gli occhi, risate come bolle che volavano e poi scoppiavano, risate di spensieratezza, come se tutto fosse lì e per sempre.
Beata gioventù, fatta di niente, ma che tanto ci ha dato. Fatta di partite improvvisate di pallavolo, di gambe leggere che ci portavano ovunque, di nascondino, i tronchi erano perfetti e l’erba alta ancora di più, di bomba libera tutti, di corse a mangiar l’aria e respirare il cielo.
E, poi, complice il mangiadischi, con i quarantacinque giri dalle copertine consumate ai lati e sgualcite, ci abbandonavamo a canti sfrenati e magari un po' stonati. Parole e note riecheggiavano uniche.
Rivivo l’emozione di quei suoni che da striduli si facevano via via più dolci. La voce inconfondibile di Battisti ci graffiava il cuore e lo riempiva i sogni. Ci portava chissà dove.
L’odore di terra e dei fiori selvatici si mescolava acuto a quello dei nostri panini, fatti di mortadella e salame.
Piccoli voli di uccellini affamati spezzavano la pace del momento.
E, mentre, il sole cominciava a calare, si rimaneva muti a guardare la danza delle foglie, il blu del cielo e il verde dell’erba, fino a saziarcene, fino a farne una scorta, per quando non avremmo più potuto farlo.
Patrizia Bianconi
Spazi verdi, con l’erba appena nata, spazi di fiori di campo, contornati da alberi, nel silenzio assoluto di una campagna (ri)svegliata da poco.
In lontananza poche case addossate l’una all’altra, incastrate fra viottoli sterrati, di buche e piccoli sassi e piante da frutto.
E, soprattutto, le nostre risate, per lo più senza motivo, che ci facevano lacrimare gli occhi, risate come bolle che volavano e poi scoppiavano, risate di spensieratezza, come se tutto fosse lì e per sempre.
Beata gioventù, fatta di niente, ma che tanto ci ha dato. Fatta di partite improvvisate di pallavolo, di gambe leggere che ci portavano ovunque, di nascondino, i tronchi erano perfetti e l’erba alta ancora di più, di bomba libera tutti, di corse a mangiar l’aria e respirare il cielo.
E, poi, complice il mangiadischi, con i quarantacinque giri dalle copertine consumate ai lati e sgualcite, ci abbandonavamo a canti sfrenati e magari un po' stonati. Parole e note riecheggiavano uniche.
Rivivo l’emozione di quei suoni che da striduli si facevano via via più dolci. La voce inconfondibile di Battisti ci graffiava il cuore e lo riempiva i sogni. Ci portava chissà dove.
L’odore di terra e dei fiori selvatici si mescolava acuto a quello dei nostri panini, fatti di mortadella e salame.
Piccoli voli di uccellini affamati spezzavano la pace del momento.
E, mentre, il sole cominciava a calare, si rimaneva muti a guardare la danza delle foglie, il blu del cielo e il verde dell’erba, fino a saziarcene, fino a farne una scorta, per quando non avremmo più potuto farlo.
Patrizia Bianconi
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