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COL FIATO SOSPESO PER LE CILIEGIE

09-06-2026 05:50 - News Generiche
Vicino alla casa dei miei nonni, fra i campi di grano e di papaveri, c'era una fattoria disabitata con un orto piuttosto grande.
Nel bel mezzo facevano bella mostra due bellissimi ciliegi ed un fico.
I proprietari venivano ogni tanto a controllare la casa, senza il minimo interesse per quelle piante che crescevano indisturbate e tutti gli anni regalavano frutti gustosi.
Frutti che, puntualmente, venivano presi d'assalto, nonostante il muro di recinzione e un cancello di ferro battuto chiuso con tanto di catena e lucchetto.
Finita la scuola era davvero ben poco il tempo che trascorrevamo in casa e, fra una girata in bicicletta a destra e una a sinistra, per quelle strade strette e polverose, tappa d'obbligo erano i ciliegi.
Ovviamente c'era da stare attenti che non ci fosse nessuno dei padroni per proceder, poi, indisturbati.
Portavamo un piccolo cesto di vimini uno di noi allungava le braccia verso i rami, facendo attenzione a non romperli, uno controllava la strada e l'altro teneva il cesto, che in un batter d'occhio si riempiva di succose ciliegie.
Dopo la fatica arrivava il momento del riposo e, stanchi ma soddisfatti, ci sedevamo all'ombra di uno dei due ciliegi e iniziavano a spartirci il bottino. C'era sempre un certo batticuore.
A volte, la brezza estiva smuoveva le fronde degli alberi e ci face ano un po' paura, sembravano infatti dei passi pronti a sorprenderci e a punire i nostri piccoli furti. Con le mani appiccicose riprendevamo il cestino vuoto, guardavamo verso l'alto, ora le ciliegie rimaste erano nascoste tra i rami piè alti. Spiccavano palline rosse nel verde scuro di foglie nuove.
La volta successiva sarebbe stato necessario arrampicarsi sull'albero: quelle vicine le avevamo già colte.
Ce ne stavamo così, nel tramonto infuocato, con il fiato sospeso e i sorrisi accennati, mentre i nostri sguardi di intesa erano un tacito accordo a ritonare per mangiarne ancora.

Patrizia Bianconi (dal libro L'eco delle stagioni).