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I CIABATTINI DI CIGOLI

12-02-2026 08:30 - News Generiche
Erano gli anni a cavallo delle due guerre e a Cigoli proliferavano i ciabattini. Uomini creativi, lavoratori instancabili, capaci di creare scarpe che duravano una vita.
Si racconta che andavano a Monsummano a consegnare le scarpe in bicicletta e, sempre, con la bicicletta scendevano verso Ponte a Egola per prendere il cuoio.
Le scarpe erano robuste e per farle durare di più, mettevano in mezzo alla suola e la fodera, la buccia di cipresso, detta anima, che prendevano dalle piante vicino al cimitero.
In certe occasioni andavano bene anche i chiodi sotto la suola, qualcuno si ricorda ancora il rumore delle scarpe sul selciato delle strade.
I ciabattini lavoravano sotto a casa, piccole stanze, piene di attrezzi, dall’inconfondibile odore di mastice, cuoio, pezzetti di pelle e grasso da spalmare come idrorepellente.
E ovunque chiodi di varie misure, martelli, lesina, spago e pennelli inzuppati e appiccicosi di colla. Appeso il grembiule di stoffa nero che il ciabattino metteva prima di iniziare e toglieva una volta finito il lavoro.
Le scarpe erano per lo più da uomo e da lavoro, ma si facevano anche i derby, (forse per i matrimoni) calzature stringate e allacciate, decisamente più eleganti.
La storia ricorda, anche, Giuseppe Gori, esperto ciabattino, oltre che poeta e scrittore partigiano, con la bottega proprio sulla curva, andando verso il cimitero, dopo quella che era la cooperativa.
Altri tempi, verrebbe da dire, tempi in cui tutto si faceva “in casa” e, pure le donne vi prendevano parte, aggiuntando.
Lavori artigianali, semplici e di grande valore. Poi nacquero i calzaturifici: ben cinque a Cigoli. Il resto è storia di oggi.

Patrizia Bianconi