IL CANTO DEL CUCULO
10-04-2026 10:30 - News Generiche
Aprile, il mese dedicato alla dea Afrodite, è iniziato secondo la tradizione il nome deriverebbe dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si “schiudono” piante e fiori.
Numerosi sono i detti e proverbi che scandiscono i giorni di questo mese che segna l'inizio della primavera, in cui ci lasciamo alle spalle il grigiore dell'inverno per avviarsi in un luminoso e pieno risveglio.
Un tempo l'uomo si affidava alla natura, attribuendogli simboli e significati che lo aiutavano nel trascorrere del tempo.
Questo insieme di memorie, notizie e testimonianze formavano le usanze tramandate da una generazione all'altra che in assenza di sapere scientifico rimaneva l'unico appiglio per dare spiegazioni a questo o a quel fenomeno.
Ecco allora che, il cuculo, o con il suo riconoscibilissimo verso e per il suo modo originale di vivere, diventa un simbolo primaverile.
Nelle campagne di una volta, addormentate e cullate dalla leggera brezza di aprile, i nostri nonni aspettavano con trepidazione l'arrivo del cuculo, citando il famoso proverbio: “Se per l'8 aprile non sono arrivato, o son morto o son malato!”.
Un canto, dunque, di buon auspicio, che significava essere davvero fuori dall'inverno.
Oggi è molto difficile sentire il cuculo, le luci, i rumori e l'urbanizzazione si sono resi tanti spazi verdi, forse lo disturbavano e, ma se ci allontaniamo un po' dai centri abitati, chissà se nel silenzio della sera possiamo ancor sentirlo!
Ci piace pensare così, perché sia un segno di vita nuova e di vera rinascita, proprio in tutti i sensi.
Patrizia Bianconi
Numerosi sono i detti e proverbi che scandiscono i giorni di questo mese che segna l'inizio della primavera, in cui ci lasciamo alle spalle il grigiore dell'inverno per avviarsi in un luminoso e pieno risveglio.
Un tempo l'uomo si affidava alla natura, attribuendogli simboli e significati che lo aiutavano nel trascorrere del tempo.
Questo insieme di memorie, notizie e testimonianze formavano le usanze tramandate da una generazione all'altra che in assenza di sapere scientifico rimaneva l'unico appiglio per dare spiegazioni a questo o a quel fenomeno.
Ecco allora che, il cuculo, o con il suo riconoscibilissimo verso e per il suo modo originale di vivere, diventa un simbolo primaverile.
Nelle campagne di una volta, addormentate e cullate dalla leggera brezza di aprile, i nostri nonni aspettavano con trepidazione l'arrivo del cuculo, citando il famoso proverbio: “Se per l'8 aprile non sono arrivato, o son morto o son malato!”.
Un canto, dunque, di buon auspicio, che significava essere davvero fuori dall'inverno.
Oggi è molto difficile sentire il cuculo, le luci, i rumori e l'urbanizzazione si sono resi tanti spazi verdi, forse lo disturbavano e, ma se ci allontaniamo un po' dai centri abitati, chissà se nel silenzio della sera possiamo ancor sentirlo!
Ci piace pensare così, perché sia un segno di vita nuova e di vera rinascita, proprio in tutti i sensi.
Patrizia Bianconi
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