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IL GRANAIO DEI NONNI

23-10-2026 00:10 - News Generiche
Era una stanza ampia e con poca luce, solo una finestra, che dava sul retro della, casa, lasciava passare aria. Era sempre aperta.
Ai lati c'erano scaffali pieni di ogni genere di provvista, per terra appoggiati alle pareti grandi sacchi di grano, che nonno portava al mulino in cambio della farina, e di granoturco usato per fare la polenta e per le galline, e ancora damigiane, fiaschi e bottiglie.
Nel centro faceva bella mostra un enorme tavolo con il piano di marmo, dove si appoggiavano cassette, barattoli, la cesta delle uova e tanto altro.
Una lampadina dalla luce un po' fioca lasciava nella penombra i prosciutti e le salsicce, attaccati alle travi.
Era il granaio della casa dei nonni. Oggi potremmo definirlo dispensa.
Un tempo era la stanza in cui si metteva tutto ciò che serviva per cucinare e che veniva conservato in vista dell'inverno.
Entrando si avvertiva una fragranza di odori che ormai avevano impregnato piacevolmente i muri.
E a seconda delle stagioni si sprigionava nell'aria il delicato profumo dell'uva essiccata, oppure quello acido dei pomodori e ancora quello gustoso dei fegatelli, sistemati nei grandi tegami rossi, del lardo e del finocchio, delle mele e perfino quello dell'aglio e della cipolla.
Un leggero sentore di vino, dopo la vendemmia, ubriacava le mosche e i moscerini, un po' troppo invadenti.
Durante il carnevale e per Pasqua l'odore dell'anice, delle uova stuzzicavano i palati e resistere era veramente difficile.
Era irresistibile pure l'odore dell'impasto del pane, che una volta cotto nel forno vicino, avrebbe aleggiato nell'aria fragrante e soffice.

Patrizia Bianconi