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IL "LEPORAIA" INTITOLATO A MATTIA GIANI

03-07-2026 05:40 - News Generiche
Quando il calcio diventa memoria. A due anni dalla scomparsa per un malore in campo in una partita di Eccellenza. La cerimonia in una giornata di tanto sport e ricordi a Ponte a Egola.
A due anni dalla scomparsa, avvenuta dopo un malore in campo durante una partita di Eccellenza, il suo nome resterà per sempre legato alla sua passione per il calcio.
Domenica scorsa il campo sportivo “Leporaia” di Ponte a Egola è stato ufficialmente intitolato a Mattia Giani.
Palloncini bianchi si sono alzati in cielo, accompagnando lo sguardo commosso dei tanti presenti. Sul campo, uno striscione semplice ma potente: il suo nome, che continua a vivere oltre il tempo.
La cerimonia si è svolta nell'ambito dell'iniziativa benefica "Matti di Te", la rassegna di sport, solidarietà, amicizia nata per mantenere vivo il suo ricordo. Un progetto che unisce sport e solidarietà, trasformando il dolore in impegno condiviso.
Due le partite disputate per l'occasione, tra emozione e nostalgia. La prima ha visto protagonisti i bambini, simbolo di un futuro che continua a correre. La seconda è stata un'amichevole tra il Tuttocuoio, società locale, e il Castelfiorentino, la squadra dove militava Giani.
L'evento, dunque, ha riunito amici ed ex compagni di squadra, tornati in campo per lui un'ultima volta simbolica.
Ogni passaggio, ogni tiro, ogni abbraccio è stato un modo per sentirlo ancora presente.
Nel pomeriggio, il campo si è riempito di voci, ricordi e racconti che hanno riportato in vita momenti condivisi.
Non solo un atleta, ma un ragazzo ricordato per la sua umanità e la sua passione autentica per il calcio.
Le parole pronunciate durante la cerimonia hanno sottolineato un'assenza che continua a farsi presenza.
"Perché certi ragazzi non se ne vanno mai davvero".
Un messaggio che ha attraversato le tribune e si è intrecciato con il vento sopra il campo. La giornata si è conclusa con un momento conviviale di aperitivo e condivisione. Oggi il "Leporaia" non è solo uno stadio, ma un simbolo di memoria viva e partecipata.

Fonte: La Nazione