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LA SCHIACCIATA DI PASQUA

06-04-2026 06:00 - News Generiche
All'inizio della Settimana Santa cominciavano i preparativi per la schiacciata di Pasqua. Nonna Maria comprava da Maina il burro, lo zucchero, una manciata di anice e una bottiglina di rosolio.
Mi portava con sé, indossavamo i vestiti buoni della domenica. Raggiungevamo il paese in bicicletta, mentre le nostre gonne sventolavano all'aria che sapeva già di primavera: erano pedalate di gioia e di spensieratezza.
A casa, poi, nonno disponeva nella madia gli acquisti fatti con le uova e lo zucchero da una parte e dall'altra la farina e il lievito.
L'anice, il rosolio e il burro sarebbero venuti dopo. La madia era, infatti, una specie di cassettone con il coperchio, dentro ci si impastava e ci si conservava il pane, la farina e gli altri generi alimentari.
Con un grembiule che le copriva quasi tutto il corpo, nonna Maria cominciava a impastare la farina con il lievito e poi aggiungeva il resto. Le sue mani energiche pizzicavano la morbia massa che lentamente gonfiava. Copriva l'impasto con un asciughino, chiudeva il coperchio e aspettava.
Nella grande cucina il camino acceso manteneva un giusto tepore, necessario all'impasto per raddoppiare. Guai alle correnti d'aria.
Ci muovevamo leggere senza far rumore, come se il silenzio aiutasse la lievitazione. Ogni tanto alzava appena il coperchio e controllava.
Dopo aggiungeva ancora farina e gli altri ingredienti. Tre erano le lievitazioni, il dolce doveva essere morbido e soffice.
L'attesa era lunga, ci volevano tempo e pazienza. La cucina profumava di farina, anice, burro e zucchero.
Appena l'impasto era rigonfiato lo stendeva in tavola e, con precisione, lo metteva nei tegami, di varie misure, allineati su altri tavoli.
Fuori il forno era pronto per la cottura che, quasi sempre, durava tutta la notte.
La nonna e le zie si alternavano in una girandola di movimenti tra il forno e la cucina, una via vai frenetico che non permetteva errori: chi rimaneva controllava che il fuoco cuocesse senza bruciare, chi andava prendeva i tegami pronti da infornare.
La luce rosata dell'alba illuminava l'orizzonte e si posava sulla nonna e sulle zie, ancora alzate, stanche ma soddisfatte: le schiacciate facevano bella mostra sul lungo tavolo di marmo e inondavano l'aria di un profumo intenso e genuino, respiravamo la bellezza della semplicità.
Era il Giovedì Santo, seguivano giorni di preghiere e di digiuno. E finalmente Pasqua!

Patrizia Bianconi (dalla sua pubblicazione L'Eco delle stagioni)