LA VENDEMMIA
28-08-2026 05:27 - News Generiche
La vendemmia chiudeva l’estate, la scuola iniziava il 1° ottobre, liberi ancora un po’ per stare all’aria aperta.
Le campagne, nella luce rosata del primo mattino brulicavano di uomini, donne e bambini che fra i filari si affaccendavano a raccogliere dolci grappoli e metterli nelle bigonce.
I piedi affondavano nelle zolle umide di rugiada. Sciami di insetti riempivano l’aria e si posavano golosi sui chicchi maturi.
Poi, a scuola, avremmo approfondito l’argomento con disegni, dettati e brevi componimenti.
Si imparava come si chiamano le foglie della vite, cosa sono gli acini e i raspi.
Ma soprattutto ricordo quelle bellissime immagini che sul libro di lettura erano così ricche di particolari dai colori sfumati, da non dimenticarle più.
Quei disegni scandivano i mesi e di conseguenza le stagioni. Rappresentavano ciò che accadeva in quel mese e, a settembre, trovavano posto cesti ricchi di grappoli d’uva e uomini al lavoro nelle vigne.
Oggi si parla di vendemmia anticipata, colpa del gran caldo e delle scarse piogge.
In diverse regioni si sta addirittura ultimando. Sempre per le alte temperature, si vendemmia anche, di notte, per una migliore qualità del vino.
È un modo, infatti, per preservare meglio gli aromi primari, l'acidità naturale e ridurre le ossidazioni, specialmente per vini bianchi e rosati.
Lentamente è cambiato lo scenario, i libri di testo, giustamente, ne hanno preso atto e si sono adeguati.
Ma vi confesso che un po' di nostalgia ce l’ho, forse perché quei disegni erano l’espressione del nostro tempo, lo scorrere dei mesi e dei giorni.
Concludo rubando questi versi a Ada Negri: “E canti furono, canti di fresche giovani vendemmiatrici erti i canestri sul capo fra l’eterna bellezza del cielo e l’eterna bontà della terra”.
Patrizia Bianconi
Le campagne, nella luce rosata del primo mattino brulicavano di uomini, donne e bambini che fra i filari si affaccendavano a raccogliere dolci grappoli e metterli nelle bigonce.
I piedi affondavano nelle zolle umide di rugiada. Sciami di insetti riempivano l’aria e si posavano golosi sui chicchi maturi.
Poi, a scuola, avremmo approfondito l’argomento con disegni, dettati e brevi componimenti.
Si imparava come si chiamano le foglie della vite, cosa sono gli acini e i raspi.
Ma soprattutto ricordo quelle bellissime immagini che sul libro di lettura erano così ricche di particolari dai colori sfumati, da non dimenticarle più.
Quei disegni scandivano i mesi e di conseguenza le stagioni. Rappresentavano ciò che accadeva in quel mese e, a settembre, trovavano posto cesti ricchi di grappoli d’uva e uomini al lavoro nelle vigne.
Oggi si parla di vendemmia anticipata, colpa del gran caldo e delle scarse piogge.
In diverse regioni si sta addirittura ultimando. Sempre per le alte temperature, si vendemmia anche, di notte, per una migliore qualità del vino.
È un modo, infatti, per preservare meglio gli aromi primari, l'acidità naturale e ridurre le ossidazioni, specialmente per vini bianchi e rosati.
Lentamente è cambiato lo scenario, i libri di testo, giustamente, ne hanno preso atto e si sono adeguati.
Ma vi confesso che un po' di nostalgia ce l’ho, forse perché quei disegni erano l’espressione del nostro tempo, lo scorrere dei mesi e dei giorni.
Concludo rubando questi versi a Ada Negri: “E canti furono, canti di fresche giovani vendemmiatrici erti i canestri sul capo fra l’eterna bellezza del cielo e l’eterna bontà della terra”.
Patrizia Bianconi
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