PEPPINO DI CAPRI E LA VERSILIA
14-07-2026 05:30 - News Generiche
La Versilia terra di mare, di ombrelloni cullati dal vento su chilometri di spiagge infinitamente colorate e di musica.
La musica elegante della Bussola, i concerti di Bussola Domani, la voce che graffiava di Barry White e quella bizzarra di Renato Zero, costumi e paillettes, sciarpe di struzzo, braccia tese verso l'alto e tutta la voce possibile per cantare insieme a loro.
Ma soprattutto la musica della Capannina e lui, Peppino di Capri, live, una sera d'agosto negli anni Ottanta e tante altre volte ospite per festeggiare il compleanno del locale, il 29 agosto. Ogni anno una festa a cui non mancare.
Lo spettacolo di Peppino di Capri fu strepitoso. In un locale zeppo di bella gente, tavoli prenotati, sfilze di coppe di spumante e bicchieri di gin fix, e poi, quegli abiti pieni di luce su corpi levigati dal mare, noi lo ascoltammo rapiti e sognanti.
Peppino composto, misurato e con quegli occhiali che spalancavano lo sguardo, cantò poesie in musica, storie d'amore e di speranza.
La sua voce e il suo pianoforte. Le rivedo su quel lembo di pista le coppie ballare, un lento fruscio di stoffe nell'ombra che sapeva di profumi e di colonia.
Eppure, Peppino di Capri non ci apparteneva, era il simbolo di altre generazioni, ma lui come altri è stato un idolo senza tempo e senza età.
La sua voce modulata in alti e bassi fu un invito a seguirla, un emozionante viaggio melodico nato a Capri e poi in giro per tutto il mondo.
Alla fine, se ne andò, gioiello incastonato fra luci e fiori. Applausi scroscianti lo reclamavano con forza.
La sala riprese il suo ritmo da discoteca. Fuori una manciata di stelle, un chiarore di luna attraversò la spiaggia, il mare, una striscia d'inchiostro, sentì il suo battito.
Patrizia Bianconi
La musica elegante della Bussola, i concerti di Bussola Domani, la voce che graffiava di Barry White e quella bizzarra di Renato Zero, costumi e paillettes, sciarpe di struzzo, braccia tese verso l'alto e tutta la voce possibile per cantare insieme a loro.
Ma soprattutto la musica della Capannina e lui, Peppino di Capri, live, una sera d'agosto negli anni Ottanta e tante altre volte ospite per festeggiare il compleanno del locale, il 29 agosto. Ogni anno una festa a cui non mancare.
Lo spettacolo di Peppino di Capri fu strepitoso. In un locale zeppo di bella gente, tavoli prenotati, sfilze di coppe di spumante e bicchieri di gin fix, e poi, quegli abiti pieni di luce su corpi levigati dal mare, noi lo ascoltammo rapiti e sognanti.
Peppino composto, misurato e con quegli occhiali che spalancavano lo sguardo, cantò poesie in musica, storie d'amore e di speranza.
La sua voce e il suo pianoforte. Le rivedo su quel lembo di pista le coppie ballare, un lento fruscio di stoffe nell'ombra che sapeva di profumi e di colonia.
Eppure, Peppino di Capri non ci apparteneva, era il simbolo di altre generazioni, ma lui come altri è stato un idolo senza tempo e senza età.
La sua voce modulata in alti e bassi fu un invito a seguirla, un emozionante viaggio melodico nato a Capri e poi in giro per tutto il mondo.
Alla fine, se ne andò, gioiello incastonato fra luci e fiori. Applausi scroscianti lo reclamavano con forza.
La sala riprese il suo ritmo da discoteca. Fuori una manciata di stelle, un chiarore di luna attraversò la spiaggia, il mare, una striscia d'inchiostro, sentì il suo battito.
Patrizia Bianconi
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