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QUEL SAN SIRO DEI DUE ANELLI

02-09-2026 05:30 - News Generiche
Le domeniche che cominciavano molto prima del fischio d'inizio.
Cominciavano al mattino, quando Milano sembrava ancora addormentata sotto una coltre di nebbia lattiginosa. Una nebbia densa, quasi palpabile, che inghiottiva le case, i viali, i rumori e rendeva ogni cosa indistinta.
Poi, improvvisamente, come accadeva soltanto nelle giornate che appartengono alla memoria, il velo cominciava a dissolversi.
Un raggio di sole bucava quella massa bianca e, poco alla volta, il mondo riacquistava i suoi colori.
E allora San Siro appariva diverso. Era il San Siro dei due anelli, quello che oggi sembra appartenere a un'altra civiltà del calcio.
Le maglie non erano ancora soffocate da scritte, sponsor, disegni, colori fluorescenti e fantasie che spesso sembrano cancellarne l'identità.
Erano semplicemente maglie. E bastava un raggio di sole per renderle splendide.
Il nerazzurro dell'Inter diventava quasi elettrico. Il rossonero del Milan acquistava una profondità che sembrava uscita da un quadro.
E quando arrivavano le altre squadre, il bianco e nero della Juventus o il granata del Torino avevano una nettezza quasi assoluta.
Colori riconoscibili da lontano, colori che appartenevano alla squadra prima ancora che al calciatore. Colori che non avevano bisogno di essere spiegati.
Per arrivare al Meazza c'erano i tram, stipati fino all'inverosimile. Uomini con il giornale sotto il braccio, ragazzi, famiglie, tifosi con la sciarpa al collo.
Il tram diventava una piccola curva mobile, un luogo nel quale si discuteva già della formazione, dell'arbitro, dell'ultimo risultato, del centravanti che avrebbe dovuto segnare.
Poi c'erano i biglietti. Si compravano ai botteghini dello stadio, biglietti di carta stampati dalla Bertello di Borgo San Dalmazzo, piccoli rettangoli che oggi conserveremmo come reliquie. Bastava tenerli in mano per sentire di avere già cominciato la partita.
E quando erano esauriti, comparivano loro. I bagarini. Erano una presenza quasi naturale di quel paesaggio.
Facevano parte dello spettacolo prima ancora che lo spettacolo cominciasse. Molti erano meridionali, con i calzoni a zampa d'elefante, i baffoni, i basettoni, l'aria sicura di chi conosceva ogni angolo dello stadio e ogni possibile acquirente.
Si aggiravano davanti ai cancelli, bisbigliavano, contrattavano, promettevano. “Biglietti! Biglietti!”
Erano lo spaccato di un'Italia che oggi sembra lontanissima. E poi c'erano i portoghesi, quelli che al biglietto non avevano pensato o che non potevano permetterselo. Arrivavano davanti ai cancelli e, quando si apriva uno spiraglio, tentavano l'assalto.
Qualcuno cercava di confondersi nella folla, qualcun altro provava a scavalcare.
Erano scene che oggi sembrerebbero quasi incredibili, ma allora facevano parte del rito. Il desiderio di entrare a San Siro era più forte di qualsiasi barriera. “Distinti, secondo anello!” Quelle parole avevano il suono di una destinazione.

Fonte: Il Nobile Calcio.


Nella foto: bancarelle per la vendita di bandiere, sciarpe e cuscini. Mischiati ai tifosi c'erano anche i bagarini.