QUELLA GITA SULLA COSTA AMALFITANA
07-06-2026 05:30 - News Generiche
L'idea della gita sulla costa amalfitana e, per giunta durante le vacanze di Natale, fu piuttosto insolita, perché organizzata da mio padre e mio zio (suo fratello) che solitamente non prediligevano gite lunghe, sia per il viaggio, che per la durata del soggiorno. Ma così fu.
Era la metà degli anni Sessanta, io avevo circa 9 anni, mia sorella 4 e mio cugino 5.
La stravaganza più significativa fu quella di andare in sette, naturalmente con mamma e zia, con una sola macchina, la Citroen Pallas di colore verdolino chiaro e di far salire a bordo anche il vasino per le emergenze dei più piccoli, per non allungare troppo il viaggio con numerose soste; insomma, una vera e propria casa viaggiante.
Del resto, quello era un tipo di auto comoda, che assorbiva le irregolarità della strada, dando l'idea di galleggiare sull'asfalto. Ero felicissima, la mia vera e propria gita “lontano”.
Il viaggio fu chiassoso, pieno di soste, anche se molte di quelle dei piccoli furono smaltite direttamente dentro l'auto. Noi bambini cantavamo a squarciagola, per la gioia di raggiungere i nostri luoghi della fantasia.
Dopo questo lungo viaggio, finalmente apparvero le scogliere ripide che entravano nel mare, con pareti spettacolari, dalle quali spuntava la vegetazione mediterranea, tipica di questi luoghi. Un insieme di arbusti sempreverdi, tra ginestre, mirto e rosmarino selvatico.
Miscugli di odori e colori tra cui i limoni, propri della costa, che ti portavano con la mente ovunque. Una particolare attrazione, per me, fu il mare, limpido, trasparente con colori che variavano dal turchese allo smeraldo fino al blu.
Un paesaggio unico e suggestivo che arricchiva i miei pensieri di bambina. Furono giornate piene di sole con temperature gradevoli.
Ma la meta desiderata da tutta la famiglia era Pompei, eravamo andati soprattutto per questo.
Entrare nel sito archeologico superò ogni aspettativa e previsione; si potevano osservare ancora mosaici, giardini, fontane, però la cosa più insolita e per certi versi innaturale furono i calchi delle vittime dell'eruzione, che restituivano immagini degli ultimi momenti di vita degli abitanti sorpresi dalla catastrofe.
Purtroppo, era arrivato il momento della ripartenza, i giorni erano volati ma io mi ero arricchita.
Molte altre volte sono tornata su quella costa e, anche se ne resto sempre affascinata, non ho mai più provato quelle sensazioni e in quel soggiorno, anche l'albergo e le colazioni sulla terrazza, complice la mitezza del clima, mi hanno lasciato il segno.
A. C.
Era la metà degli anni Sessanta, io avevo circa 9 anni, mia sorella 4 e mio cugino 5.
La stravaganza più significativa fu quella di andare in sette, naturalmente con mamma e zia, con una sola macchina, la Citroen Pallas di colore verdolino chiaro e di far salire a bordo anche il vasino per le emergenze dei più piccoli, per non allungare troppo il viaggio con numerose soste; insomma, una vera e propria casa viaggiante.
Del resto, quello era un tipo di auto comoda, che assorbiva le irregolarità della strada, dando l'idea di galleggiare sull'asfalto. Ero felicissima, la mia vera e propria gita “lontano”.
Il viaggio fu chiassoso, pieno di soste, anche se molte di quelle dei piccoli furono smaltite direttamente dentro l'auto. Noi bambini cantavamo a squarciagola, per la gioia di raggiungere i nostri luoghi della fantasia.
Dopo questo lungo viaggio, finalmente apparvero le scogliere ripide che entravano nel mare, con pareti spettacolari, dalle quali spuntava la vegetazione mediterranea, tipica di questi luoghi. Un insieme di arbusti sempreverdi, tra ginestre, mirto e rosmarino selvatico.
Miscugli di odori e colori tra cui i limoni, propri della costa, che ti portavano con la mente ovunque. Una particolare attrazione, per me, fu il mare, limpido, trasparente con colori che variavano dal turchese allo smeraldo fino al blu.
Un paesaggio unico e suggestivo che arricchiva i miei pensieri di bambina. Furono giornate piene di sole con temperature gradevoli.
Ma la meta desiderata da tutta la famiglia era Pompei, eravamo andati soprattutto per questo.
Entrare nel sito archeologico superò ogni aspettativa e previsione; si potevano osservare ancora mosaici, giardini, fontane, però la cosa più insolita e per certi versi innaturale furono i calchi delle vittime dell'eruzione, che restituivano immagini degli ultimi momenti di vita degli abitanti sorpresi dalla catastrofe.
Purtroppo, era arrivato il momento della ripartenza, i giorni erano volati ma io mi ero arricchita.
Molte altre volte sono tornata su quella costa e, anche se ne resto sempre affascinata, non ho mai più provato quelle sensazioni e in quel soggiorno, anche l'albergo e le colazioni sulla terrazza, complice la mitezza del clima, mi hanno lasciato il segno.
A. C.
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