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QUELLE DOMENICHE AL BAGNO FRANCO A FIUMETTO

25-07-2026 05:27 - News Generiche
Il cesto di vimini custodiva con estrema cura il nostro pranzo.
Babbo lo caricava, sulla Fiat 600 bianca, insieme al tavolino pieghevole, le seggioline, gli asciugami, i costumi e, obbligatorio, il pallone.
Il viaggio si annunciava lungo e scomodo, chilometri di asfalto e macchine.
Alla macchia di Migliarino ci sentivamo sollevati. All'arrivo avremmo trovato la spiaggia e il mare del Bagno Franco a Fiumetto per trascorrere una giornata di vacanza e spensieratezza dalla zia Iolanda, sorella di nonna Emira.
Fra un tuffo e un altro, e parate in riva al mare con il pallone, trascorreva la mattina senza che ce ne accorgessimo.
Poi, improvviso, arrivava un certo languorino e senza farci tanto pregare andavamo a pranzo in pineta, vicino allo storico ponte (foto) sul Fiumetto stesso.
La ricordo verde, fitta di pini che a malapena lasciavano entrare il sole, viottoli sterrati e polverosi coperti di aghi di pino e pinoli.
Ma soprattutto fresca, balsamo sui nostri corpi arsi di sole e sale.
Ma che fine aveva fatto il cestino di vimini? Come per magia appariva maestoso sul tavolo appena aperto, circondato da occhi e bocche spalancate di fame e di stupore.
C'erano i piatti colorati e i bicchieri (che poi si sciacquavano), l'acqua e il vino (per i grandi), il pane e le gustose e appetitose bracioline fritte, perfettamente impilate una sopra l'altra, una montagna di assoluta delizia, con accanto piccole fette di pane farcite da semplici frittatine.
Improvviso calava il silenzio, interrotto solo dal frullio di ali di golosi uccellini, che attratti dalle briciole, planavano audaci, cornice naturale di un pranzo infinitamente buono.
Concludeva quel ben di Dio una fetta di cocomero, che, mangiata a morsi, ci appiccicava mani e bocca, colorando quest'ultima di un rosso sbiadito.
Si ritornava sulla spiaggia sazi. Ancora giochi e bagni, quello serale col pattino, gentilmente concesso da Franco, cugino di mamma.
Il tramonto e l'ora del rientro ci sembravano lontani. Poi, lentamente, arrivavano.

M.L.