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IL "CIAO" E L'ITALIA SENZA TEMPO (di Leo Turrini)

04-03-2020 06:28 - News Generiche
Il mito intramontabile. Per mezzo secolo ha rappresentato la libertà di muoversi dei giovani.
Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, cantava Antonello Venditti.
E anche certi motorini, vien voglia di aggiungere.
Nel 1986, in Liguria, viene denunciato il furto di un Ciao, il glorioso mezzo a due ruote prodotto dalla Piaggio tra il 1967 e il 2006.
Il piccolo bolide rispunta improvvisamente sulle strade di Manduria, Puglia profonda, nell'odierno 2020: il tizio che stava sulla sella – rigorosamente senza casco! – è stato denunciato per ricettazione e bla bla bla.
E' persino commovente, questa storia.
A parte la soddisfazione per il funzionamento delle banche dati della pubblica amministrazione (dico, la denuncia risaliva al secolo scorso...), il Ciao miracolosamente ritrovato somiglia ad una reliquia. E' un reperto di archeologia moderna, sissignore. E' il rinvenimento di un brandello di memoria. Forse più felice.
Allora, sul finire degli anni Sessanta, chi c'era aveva paura di morire per una guerra atomica, mica per un virus sconosciuto.
Allora, qualcuno ancora pensava che un giorno l'immaginazione sarebbe andata al potere.
Oggi, pensiamo male e viviamo peggio, l'ignoto ci spaventa e come raccontava Corrado Guzzanti, “la risposta è dentro di noi ed è sbagliata”.
Invece, tutto era diverso con il Ciao! Due ruote di libertà, l'addio alla bicicletta come mezzo di trasporto, mai più la ragazza accomodata sulla canna, gli innamorati cominciavano invece a stringersi sul sellino del motorino, i capelli al vento, perché eravamo anche sciocchini e al valore salvavita del caco saremmo arrivati soltanto una generazione più in là.
Questo per dire che la nostalgia comprende pure l'ammissione di antiche stupidità, eh.
Il Ciao! Faceva litigare in famiglia, perché l'adolescente di casa lo pretendeva, lo considerava un diritto, possederlo era una manifestazione di indipendenza.
Ma se il papà era disposto a cedere, la mamma invece era spaventata e nascevano risse infinite.
Il mio, di padre, liquidò la faccenda tra il lusco ed il brusco: tu pensa a studiare e appena fai diciotto anni prendi la patente e io ti compor la macchina, ma il motorino no, tua madre non vuole...
L'Italia del Ciao era così e suscita tenerezza la notizia arrivata da Manduria. Quanti chilometri avrà accumulato, quel modello?
Quante discese ardite e risalite, quante soste per un bacio e qualcosa di più?
Quante impennate con la ruota davanti, quanta minuscole derapate, quante fughe vigliacche davanti al cancello (sempre Venditti) di scuola per scappare da una interrogazione di matematica?
Sottrarre il Ciao all'oblio in fondo significa che per qualcuno, sotto sotto, il tempo si è fermato.
Significa, al di là del deprecabile furto, che per decenni qualcuno si è preso la briga di tenerlo in funzione, il gioiello. Revisionandolo, curandolo, idealmente accarezzandolo.
Come un amore creduto perduto e invece salvato. In nome di una Italia che c'era una volta e forse c'è ancora.

Fonte: Leo Turrini Quotidiano Nazionale (Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione)

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