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L´OMBRA DEI LUNGHI COLTELLI. TRABALLA LA PACE FRA MILAN E INTER.

16-02-2013 13:39 - News Generiche
Non è solo il ritorno di Balotelli a incendiare la vigilia del derby Inter-Milan in programma fra due domeniche. Né le congetture sull´accoglienza che la curva nerazzurra riserverà a Supermario o le risposte della sponda rossonera.
I quesiti che rimbalzano dai ritrovi (reali o virtuali) degli ultrà alle sale della questura sono di ben altra portata: la pace trentennale tra interisti e milanisti è al capolinea?
Inutile aspettarsi risposte certe da ambienti che fanno del silenzio una regola di vita ma i segnali sono tutto fuorché distensivi.
Le opposte fazioni si stanno logorando in una lunga guerra di nervi, in attesa che la controparte faccia la prima mossa. Ma occorre conoscere la metamorfosi delle due curve per capire perché stia vacillando il patto sancito per arginare i violentissimi scontri - anche con armi da fuoco e per le via della città - culminati nel Mundialito "delle pistole e dei coltelli" datato ´83.
A "firmare" l´armistizio, da una parte, i Boys interisti e dall´altra la Fossa dei Leoni e le Brigate Rossonere.
Ebbene i primi ci sono ancora e reggono la «Nord» insieme ad altri gruppi storici dietro la guida del leader Franco Caravita.
Nel tempo poco è cambiato, benchè oggi in trasferta venga portato il solo striscione «CN69» (Curva Nord), a simboleggiare la coesione tra tutte le fazioni, citata anche negli atti della Procura nell´ambito delle indagini sui recenti e violenti sconvolgimenti della curva milanista. E qui veniamo alla Fossa dei Leoni costretta a sciogliersi nel 2006 dai clan rivali che due anni fa hanno imposto la sigla unica «Curva Sud Milano» a tutti gli altri gruppi.
Il capo è Giancarlo Lombardi, già arrestato e condannato per reati non solo da stadio.
E con lui c´è uno zoccolo duro di personaggi che, secondo un´informativa delle forze dell´ordine, avrebbero provato senza riuscirci a mettere le mani sul giro di affari, biglietti e merchandising della Nord interista.
Perché lo stadio è luogo di business, spesso illegale, malgrado le presenze siano in calo anche tra gli ultrà. Insomma, i nomi, le gerarchie e le relazioni sono cambiati e certe regole sono già saltate. Come quando, nel 2009, una commando di milanisti sfondò il bulbo oculare a un tifoso nerazzurro del primo anello blu perché nel suo settore qualcuno aveva danneggiato la coregrafia rossonera.
A quel pestaggio, andato in diretta tv, seguì lontano dalle telecamere una spedizione punitiva interista interrotta sul nascere dalla polizia ma destinata a segnare la prima frattura.
Risultato? Un noto frequentatore della Curva Nord qualche giorno dopo venne accoltellato nel suo negozio da sconosciuti.
Per la Digos, non era certo un tentativo di rapina.
Da allora la tensione alla fine di ogni stracittadina è stata palpabile con vari messaggi di guerra (rimasti tali) affidati agli striscioni.
«Vi nascondete dietro ai serbi perché non avete il coraggio di presentarvi ai derby», era scritto su un lungo drappo mostrato dai Boys, dopo il provocatorio gemellaggio tra i cugini e i temutissimi «becchini» del Partizan Belgrado, rivali dell´Inter in Europa League. Se è un invito alla guerra, c´è da augurarsi che non venga accettato.

[Fonte: Il Giorno]

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