DA POGGIO ADORNO A LE VEDUTE
22-09-2026 05:15 - News Generiche
La strada che da Poggio Adorno va verso Le Vedute e viceversa (foto Lemar), accoglie chi la percorre con un senso di pace e di frescura, soprattutto nei mesi estivi.
Alzando gli occhi, appare un intreccio di rami e foglie così fitto che, a malapena, il sole riesce a entrare: è un tunnel verde.
L'estate appena conclusa, come tutti ben sappiamo, ha arroventato strade, case e corpi, senza lasciare scampo, e imboccare la via è stato di sicuro un gradito regalo.
Per gli occhi feriti dal sole, l'imbocco è decisamente un contrasto netto, un passaggio brusco dalla luce intensa all'ombra.
Ma, anche, una boccata di ossigeno da respirare a bocca aperta.
Un sollievo naturale che in un attimo asciuga gli indumenti zuppi di sudore.
L'auto rallenta oppure accelera, sempre secondo la direzione intrapresa e lo sguardo va, prima verso l'alto, poi ai lati.
Le chiome ondeggiano appena e tingono di verde tutto intorno, una gradazione di colori, si va da quello più scuro a quello più chiaro, qualche bagliore dorato fra i rami più alti, se il sole riesce a penetrare. Sembrano nuvole che sanno d'erba.
Un assaggio di bosco, fatto per lo più di querce, corbezzoli, pini e qualche olivo.
Ai margini c'è una folta vegetazione di felci, rovi e altri arbusti selvatici e due o tre ville, più o meno nascoste.
Al bosco vero e proprio si accede da una stradina sterrata, chiamata “Via delle sette querce”.
Scende giù fino a due laghetti e, poi, risale nella zona del Mulin del topo.
Oggi fa parte del percorso della via Francigena, frequentata con grande interesse da turisti di ogni parte d'Europa.
Patrizia Bianconi
Alzando gli occhi, appare un intreccio di rami e foglie così fitto che, a malapena, il sole riesce a entrare: è un tunnel verde.
L'estate appena conclusa, come tutti ben sappiamo, ha arroventato strade, case e corpi, senza lasciare scampo, e imboccare la via è stato di sicuro un gradito regalo.
Per gli occhi feriti dal sole, l'imbocco è decisamente un contrasto netto, un passaggio brusco dalla luce intensa all'ombra.
Ma, anche, una boccata di ossigeno da respirare a bocca aperta.
Un sollievo naturale che in un attimo asciuga gli indumenti zuppi di sudore.
L'auto rallenta oppure accelera, sempre secondo la direzione intrapresa e lo sguardo va, prima verso l'alto, poi ai lati.
Le chiome ondeggiano appena e tingono di verde tutto intorno, una gradazione di colori, si va da quello più scuro a quello più chiaro, qualche bagliore dorato fra i rami più alti, se il sole riesce a penetrare. Sembrano nuvole che sanno d'erba.
Un assaggio di bosco, fatto per lo più di querce, corbezzoli, pini e qualche olivo.
Ai margini c'è una folta vegetazione di felci, rovi e altri arbusti selvatici e due o tre ville, più o meno nascoste.
Al bosco vero e proprio si accede da una stradina sterrata, chiamata “Via delle sette querce”.
Scende giù fino a due laghetti e, poi, risale nella zona del Mulin del topo.
Oggi fa parte del percorso della via Francigena, frequentata con grande interesse da turisti di ogni parte d'Europa.
Patrizia Bianconi
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