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I BLU BROTHERS PADRONI SUGLI SPALTI (di Luca Muzzioli)

10-05-2020 06:38 - News Generiche
FU IL PRIMO V-DAY DELLA STORIA DELLA LEGA VOLLEY MASCHILE - DALLA PROVINCIA GRANDA ARRIVARONO CON DIECI PULLMAN E FECERO LA VOCE GROSSA - TRENTO FRENATA DA UNA STAGIONE INTENSISSIMA - CUNEO PIU LUCIDA NELLO SFRUTTARE LA PRIMA FINALE IN GARA SECCA - IMMAGINO SEMPRE CUNEO IN SERIE A ED E' UN GRANDE DISPIACERE VEDERE CHE NON E' COSI. NON VEDO INTERESSE .
Prima di quell'amaro 18 giugno 2014, giorno in cui il club Piemonte Volley non risultò presente nell'elenco delle squadre iscritte al campionato, la società bandiera della Provincia Granda festeggiò 17 titoli assoluti tra coppe nazionali e internazionali, diciassette feste tra cui quella più bella, più attesa e sentita, lo storico scudetto del 9 maggio 2010, il primo incredibile V Day della storia del campionato italiano.
La prima volta di una finale in gara secca calendariata da inizio stagione, non uno spareggio, non una "bella", ma un appuntamento voluto e pensato per dare una risposta a planning internazionali intasati e cercare una nuova modalità di spettacolarizzazione della pallavolo da parte di una Lega Volley maschile sempre all'avanguardia.
A quella che allora era la Futurshow Station di Casalecchio di Reno provincia di Bologna, il sold out di 8000 biglietti arrivò con largo anticipo.
A fare la voce grossa i Blu Brothers, tifosi della allora Bre Banca Lannutti Cuneo, che arrivarono con ben dieci pullman oltre ai mezzi propri. Una festa che si sviluppò anche a Cuneo con il maxischermo di Piazza Virginio.
I favori dei quotisti delle scommesse erano per l'Itas Diatec Trento con i freschi campioni d'Europa quotati a 1.55 contro 112.94 per lo scudetto cuneese.
Questa era la premessa di quella oramai lontana ma non sopita gioia tricolore della città di Cuneo. Una finale che iniziò nel rispetto dei pronostici con la squadra di Radostin Stoytchev che partì a mille al servizio e vinse il primo set in maniera nettissima: 25-14.
Era la Trento a trazione Juantorena-Kaziysky che pochi giorni prima aveva vinto la sua seconda Champions League consecutiva. Un appuntamento che però pesò sui trentini.
Originariamente le finali di coppa erano infatti in programma a inizio aprile, ma furono posticipate a ridosso del V Day perla tragedia che colpi la Polonia poche ore prima delle semifinali, la morte del presidente della Repubblica Lech Kaczynski in un incidente aereo. Trento arrivò in Emilia con il peso di 58 gare giocate ad abbattersi sulle gambe proprio dopo il primo set.
La formazione di Alberto Giuliani, di contro, non si diede per persa e trovò nel gioco ispirato da un esperto Nikola Grbic la via per le soluzioni vincenti di Parodi, Nikolov e Mastrangelo.
A fare la differenza fu proprio la lucidità del club biancoblù, per l'occasione in maglia bianca, che nei 4 set regalò ai trentini solo 3 errori, contro i 12 avversari.
Per i piemontesi quella fu una stagione meno travagliata con 49 gare giocate (41 vittorie). Sicuramente più difficile fu l'inizio della finale tricolore dove un primo set che lasciava presagire il peggio.
Poi i 9 muri di Cuneo dal secondo al quarto set (4 di Mastrangelo) furono una ispirazione così come l'86% in attacco proprio del granitico centrale pugliese.
Finì con una invasione di campo festante del popolo piemontese e una premiazione quasi impossibile da farsi.

Fonte: Luca Muzzioli - Tuttosport

P.S. In quella partita scesero in campo, nelle file cuneesi, anche due ex "lupi": Nuti e Pieri. (www.fossadeilupi.it)

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