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I RACCONTI DEI GREGGI - IL CINESE MORTO

22-12-2020 06:20 - News Generiche
Erano già le due del pomeriggio e, il Banti e il Pavolucci, si erano appena alzati da letto dopo l'ennesima “seratona”, nei locali di Playa de Aro, località di mare vicino a Barcellona.
Era il 1987 e, quell'estate, erano partiti per la Spagna: il Ceo, Banti, Pavolucci, Aldone, Daniele, Kojak, Biacco e qualcun altro che adesso mi sfugge il nome.
Appena alzati, il Capo e il Pavolo, questi erano i soprannomi del Banti e del Pavolucci, iniziarono a fare colazione.
Gli altri si erano svegliati prima ed erano già andati sulla spiaggia.
La casa che avevano affittato era una bella villa in collina con piscina ed un cinese era il proprietario, che stava lì a fianco in una dependance.
I rapporti con questo cinese non erano idilliaci, tutti i giorni aveva sempre qualcosa da rimproverare a quei poveri ragazzi, quando perché loro davano il “fritte” (ddt) sulle formiche che avevano intorno alla casa, mentre invece il cinese non voleva.
Era pure un animalista convinto. Praticamente, per qualsiasi cosa, aveva un pretesto per telefonare all'agenzia, lamentandosi.
Un rompicoglioni per quei poveri ragazzi. Mentre facevano colazione, il Capo e il Pavolo che era vicino alla finestra del primo piano della casa, nota che nella piscina sottostante, il cinese era a pancia in giù, immobile con la testa sott'acqua .
“Oh, un lo vedi il cinese come sta sott'acqua senza respirà?”.
Infatti quasi tutti i giorni, lo vedevano in piscina a fare le sue nuotate in relax .
Il Pavolo, avvicinatosi alla finestra dopo un po', mentre sorseggiava un caffè, lo riguarda ed esclama: “Diassa o quanto ci sta sotto l'acqua?”.
E Il Capo: “See, e son cinesi, fanno yoga, un si sa mia quanto ci possono stà, là sotto”.
Il Pavolo annuì' e continuarono a fare colazione.
Dopo una ventina di minuti, il Pavolo accendendo una sigaretta e, tornando alla finestra, notò ancora il cinese a testa in giù sotto l'acqua che galleggiava e disse al Capo: “Sarà, ma per me ora è già un pezzo che è lì immobile. Un sarà mia morto?”.
Ma il Capo con tono fermo e deciso: “Sai una sega te dei cinesi. Io lo so, loro saddio quanto ci stanno così, è la sua natura, loro son partiolari, loro fanno yoga, meditazione . E un te ne intendi via...”.
Il Pavolo, con un viso sempre un po' assonato dalle ore piccole della notte precedente e, un po' perplesso, annuì nuovamente.
Finirono di fare colazione, si vestirono, passarono altri 15/20 minuti e, prima di uscire di casa e andare alla spiaggia dove erano gli altri, dettero un ultimo sguardo alla finestra per vedere se il cinese fosse sempre nella stessa posizione.
Il Pavolo rivolgendosi al Capo: “Sarà, ma per me è morto, è sempre nella posizione di prima".
Il Capo sbottò: “Forse hai ragione. Sai che, prima di andare via andiamo a vedere da vicino che banda è”.
E così fecero, appena arrivati al bordo piscina e vedendolo immobile cominciarono a chiamarlo con dei ripetuti: “Oh, oh, oh (anche perché il nome del cinese non s'era mai saputo). Il Pavolo a quel punto disse: “Te lo dicevo che era morto”.
Il Capo pensò bene a quel punto, di prendere dei sassolini che erano sul vialetto della piscina e cominciò a tiraglieli per vedere se si muoveva e, non dando segni di vita, il Capo disse al Pavolo: “Vedrai che hai ragione. E gli tirò i sassi e un si move. Ora che si fa?”.
Dopo aver confabulato un po' decisero di non toccare nulla e di andare a avvertire subito gli altri amici che nel frattempo erano sulla spiaggia. Arrivati in fretta e furia sulla spiaggia, li trovarono che stavano facendo una partita di pallavolo con degli olandesi, con le “fie” intorno e, per giunta, stavano perdendo.
Appena il Capo disse: “Oh ragazzi, dovete venì via subito con noi, è successa una cosa ,è morto il cinese in piscina”.
A quel punto il Kojak disse: “Ma vi levate di culo, di già si perde e si passa anche male dalle “fie” che ci guardano e voi venite a fa i discorsi a bischero” e, credendo che li stessero prendendo in giro, si rimisero a giocare.
Il Capo e il Pavolo continuarono a insistere parecchio, prima che li convincessero che c'era qualcosa che non andava.
Una volta smesso di giocare, vedendo i volti seri dei due, il Biacco, il Kojak e gli altri, dissero al Pavolo e al Capo: “Se un è vero, vi si fa un popò di cappottone...”.
E tutti quanti si incamminarono verso la villa. Arrivati alla piscina e, vedendo il cinese sempre nella stessa posizione, con la testa sotto l'acqua, constatarono che era morto, cominciarono a dire: “Che si fa, o che un si fa”.
Insomma, c'era il problema di chiamare qualcuno e, non conoscendo nessuno, chiamarono l'agenzia, anche se c'era del timore, perché giorno sì, giorno no, il cinese si lamentava sempre e, poteva far pensare, ad una discussione finita male.
Però non c'era altro da fare. Nel giro di un'oretta, nella villa c'erano, polizia, quelli dell'agenzia, ambulanze, insomma tutto quello che abbisognava in quei momenti.
Il Capo, il Pavolo e tutti gli altri erano tutti in fila, sul bordo della piscina a vedere le operazioni di rito.
Nel frattempo, tutti d'accordo: “Oh ragazzi, diciamo che s'é visto tutti insieme eh - disse il Capo - un dite che s'era solo io e il Pavolo eh, mi raccomando, non ci lasciate soli capito?"; nel mentre si avvicinò a loro quello che poteva essere un funzionario della polizia e domandò chi aveva visto per l'ultima volta il cinese e che sapesse parlare un po' la lingua?
Tutti si girarono, compreso il Pavolo ,verso il Capo e lo indicarono con il dito.
Il funzionario guardò il Capo e gli disse: “Lei deve seguirci in caserma per gli accertamenti”.
Il Capo sbiancò e, girandosi verso di noi, cominciò a dire: “Noo, che merde che siete, s'era detto che s'era visto tutti insieme e invece voi, brutte merdacce.... Che amici .... Siete proprio degli stronzi”.
A quel punto le vere merde, che poi erano gli amici, cosa fecero?
Il Kojak esordì con: “Dai Capo un ti preoccupà ti si porta l'aranci”.
Il Biacco: “Dai Capo, una volta a settimana ti si pole venì anche a trovà”.
E anche gli altri: “Dai Capo, lo sai che siamo con te, tanto un è nulla (mia tanto, c'era sempre un morto).
Il Capo si incamminò per il vialetto della piscina verso l'uscita con due poliziotti, uno per lato e, girandosi verso di noi, indicandoci con una mano e con voce un po' sommessa disse: “Questa me la ricordo, vai”.
Non lo rivedemmo fino a notte fonda. Quando arrivò aveva il volto provato; d'altra parte lo avevano sottoposto a un milione di domande, come era prevedibile.
Il Capo voleva fare il duro, farci pesare tutto quello che aveva subìto, ma bastò che ci guardassimo un attimo negli occhi, che partirono delle grandi risate, che facciamo ancora tutt'oggi, quando ce lo rammentiamo.

P.s.: Ah, il cinese era morto d'infarto.

da I racconti dei Greggi


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