IL POLLAIO DI NONNA ARMANDA
03-08-2026 05:58 - News Generiche
Nonna Armanda abitava in campagna in una casa spaziosa e fresca, circondata da alberi da frutto che offrivano ombra e riparo nelle giornate estive. Lucia, la nipotina, era solita trascorrere alcuni giorni da lei, prima della partenza per il mare.
Lucia amava quella casa e gli animali di cui la nonna era proprietaria. C'erano, infatti, due gatti e un piccolo cane, una razza non ben definita, e, poi, le galline e due o tre galletti.
Il pollaio era una specie di capanna, circondata da una rete e un cancello per entrare e uscire.
Dentro alcune cassette con il fieno e la paglia, servivano per deporci le uova. Da una parte una ciotola dove la nonna metteva il cibo.
Un fico ombreggiava maestoso, assicurando alle galline un'ombra assai gradita.
Per terra chicchi di granturco, erba e piccoli escrementi, su cui le galline zampettavano, razzolando qua e là.
A Lucia piaceva tutto quel disordine, quei versi e l'allegro rincorrersi delle galline. Perfino quell'odore selvatico, pungente che le faceva pizzicare il naso, così forte da rimanerle addosso a lungo…
Entrava dentro, però, con un certo timore. Quei becchi appuntiti la inquietavano e si manteneva a una certa distanza.
Ma gli animali, invece, appena la vedevano le andavano incontro, sbattendo le ali e girando la testa. Gli occhi fissi e neri sembravano palline.
Nonna Armada sorrideva e la incoraggiava entrando con lei. Sicura e sbrigativa chiudeva il cancello, rimescolava quella specie di pastone, sistemava le ciotole dell'acqua e curva entrava frugando fra la paglia in cerca di uova.
Lucia, sicura della sua presenza, si avvicinava e prendeva le uova, alcune ancora calde, le prendeva con delicatezza, quasi un un dono semplice ma prezioso.
Improvviso, poi, calava il silenzio. La sera cedeva il passo al giorno, non era ancora buoi, ma tutto taceva.
Del resto, si sa che le galline vanno a letto presto e non è solo un modo di dire.
Patrizia Bianconi
Lucia amava quella casa e gli animali di cui la nonna era proprietaria. C'erano, infatti, due gatti e un piccolo cane, una razza non ben definita, e, poi, le galline e due o tre galletti.
Il pollaio era una specie di capanna, circondata da una rete e un cancello per entrare e uscire.
Dentro alcune cassette con il fieno e la paglia, servivano per deporci le uova. Da una parte una ciotola dove la nonna metteva il cibo.
Un fico ombreggiava maestoso, assicurando alle galline un'ombra assai gradita.
Per terra chicchi di granturco, erba e piccoli escrementi, su cui le galline zampettavano, razzolando qua e là.
A Lucia piaceva tutto quel disordine, quei versi e l'allegro rincorrersi delle galline. Perfino quell'odore selvatico, pungente che le faceva pizzicare il naso, così forte da rimanerle addosso a lungo…
Entrava dentro, però, con un certo timore. Quei becchi appuntiti la inquietavano e si manteneva a una certa distanza.
Ma gli animali, invece, appena la vedevano le andavano incontro, sbattendo le ali e girando la testa. Gli occhi fissi e neri sembravano palline.
Nonna Armada sorrideva e la incoraggiava entrando con lei. Sicura e sbrigativa chiudeva il cancello, rimescolava quella specie di pastone, sistemava le ciotole dell'acqua e curva entrava frugando fra la paglia in cerca di uova.
Lucia, sicura della sua presenza, si avvicinava e prendeva le uova, alcune ancora calde, le prendeva con delicatezza, quasi un un dono semplice ma prezioso.
Improvviso, poi, calava il silenzio. La sera cedeva il passo al giorno, non era ancora buoi, ma tutto taceva.
Del resto, si sa che le galline vanno a letto presto e non è solo un modo di dire.
Patrizia Bianconi
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