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IL PRANZO DEL CEPPO

24-12-2021 16:00 - News Generiche
La mattina della vigilia nonna Maria si alzava prima del solito, tante erano le faccende da sbrigare e lei amava la puntualità.
La rivedo all'acquaio a lavare i polli, preparati il giorno prima, e quel pentolone rosso pronto per la cottura, dove sarebbero cotti insieme al lesso (di quello buono). I fegatini, invece, servivano per i crostini (piccole fette di pane ammorbidite dal brodo, che dava quel tocco magico).
Nonna metteva la pentola sulla stufa, che accanto al camino, mitigava il freddo pungente di finestre senza persiane.
Si muoveva sicura, con l'occhio attento seguiva il camino, dove di lì a poco zio Bubo, fratello di nonno (Cherubino il suo vero nome) avrebbe messo il famoso ceppo. Si trattava di un grosso ciocco di legno (foto), la parte centrale di un tronco, diviso a metà in senso verticale, che lo zio aveva preparato da giorni. Avrebbe arso tutta la notte perché la casa fosse ben riscaldata il giorno dopo, giorno di Natale.
Era quella l'unica occasione in cui si lasciava acceso il fuoco tutta la notte.
Una volta sistemati i polli era il momento di preparare i capponi. Li metteva in un grosso tegame, rosso anche quello, con l'olio salvia e aglio, prendevano sapore e il giorno dopo, di buon'ora si cuocevano sul “treppiedi”, vicino al fuoco.
Lenta si consumava la vigilia e un odore di carne cotta si mescolava a quello pungente di resina e di legna bruciata.
E finalmente Natale. Un'immensa tavola apparecchiata accoglieva i genitori, gli zii e i nonni. Noi cugini avevamo un piccolo tavolo a parte vicino alla finestra, era bello, era solo nostro.
Il pranzo consumato in allegria si concludeva con le arance e il panforte Pepi, regalati da zio Nanni.
Era il pranzo del ceppo, dove forte si respirava il senso di pace e di appartenenza, dove ognuno trovava il proprio posto nel rispetto dell'altro.
Senza fretta e senza indugio assaporavamo e gustavamo il poco, che poi, diventava, tanto. Vedevamo negli occhi dei nonni, anche se un po' appannati dall'età, lo sguardo del cuore e affiancati al loro passo, talvolta, incerto, trovavamo sicurezza e forza.

Patrizia Bianconi

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