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NEL PRESEPE: LE MIE CASINE DI CARTA

24-12-2021 06:30 - News Generiche
Ogni anno per Natale, quel presepe né piccolo né grande costruito su due cassette di frutta prese da mamma nella bottega di frutta e verdura delle “Buglioni”, situato in angolo fra corso Mazzini e via Galilei, veniva piano piano abbellito e arricchito.
Si coprivano le due cassette, con una una carta verde su cui si ponevano: la borraccina, uno specchio per il laghetto, una manciata di sassolini, cosparsi successivamente di farina bianca, per evidenziare le strade e altro ancora.
Immancabili i personaggi soprattutto quelli che ogni anno dovevano essere presenti all'appuntamento: la capanna con la Sacra Famiglia, i pastori con le cornamuse e le ciaramelle, altri con gli agnellini sulle spalle, la donna con la brocca, un uomo intento a preparare la polenta, le pecore, gli angeli e le palme.
C'era un bel ponte su cui transitava un pastore; in lontananza i magi con un cammello e poi quell'anno, arrivarono due casine.
Le avevo viste giù dalla “Nazzina”, intuendo che nel presepe ci sarebbero state bene. Sulla base di una di queste c'era una sigla e, nell'altra il numero 80, che indicava il prezzo: costavano infatti 80 lire l'una.
La spesa non era eccessiva, ma superava le previsioni (disponevo, infatti, di 100 lire, cifra record per un bambino di allora e guai a chiedere di più). Quelle due casine non ricordo se arrivarono lo stesso anno, nel giro di una settimana, oppure una in un anno e l'altra quello dopo.
Ma erano carine, non ingombranti, davano un tocco particolare, completavano quel paesaggio che alla sera, salendo le scale ammiravo seduto su una delle due poltrone del salotto.
Dai vetri appannati delle finestre, affacciate su corso Mazzini, filtrava la luce bianca dei lampioni, che insieme al lampeggiare dell'intermittenza delle luci dell'albero, a forma di lampioncini, creava un'atmosfera natalizia, forte e coinvolgente.
Erano momenti in cui mi riproponevo buoni propositi, che purtroppo rimanevano tali e basta.
L'esuberanza era tanta e difficile da contenere e si riversava gioiosamente in quelle strade e piazze di una indimenticabile Santa Croce degli anni Sessanta.

Marco Lepri

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