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IL RICORDO DI CARLO GOBBI DELL'UNIVERSIADE 1970... (di Gian Luca Pasini)

06-09-2020 06:30 - News Generiche
L'Italia ha scoperto la pallavolo…con la vittoria dell'europeo a Stoccolma nel 1989.
Ma forse ancor più nel 1990 con la splendida vittoria su Cuba nel mondiale brasiliano a Rio de Janeiro. Quando all'ora di cena le prodezze di Gardini, Zorzi, Lucchetta, Cantagalli, Bernardi entrarono d'impeto nelle case degli italiani via tv.
Tutto vero…però…! Però non va dimenticato il grande entusiasmo suscitato in tutta Italia dal famoso Gabbiano d'Argento del 1978.
Quando gli azzurri, assolutamente a sorpresa, colsero una meravigliosa medaglia d'argento al mondiale di Roma, battuti in finale dalla poderosa Urss di Platonov.
Una impresa rimasta negli annali dello sport italiano, non soltanto della pallavolo. Perché radunare quasi quindicimila spettatori al palazzone dell'Eur per quei tempi era al di là di ogni ottimistica immaginazione. Invece il “popolo degli zainetti”, come venne definito il grande pubblico in gran parte giovanile che prendeva d'assedio l'impianto romano almeno quattro ore avanti l'inizio di ogni incontro, ha saputo accompagnare la splendida incredibile avanzata degli azzurri guidati da Carmelo Pittera sino alla finale. Dall'Olio, Lanfranco, Negri, Nassi, Innocenti, Di Coste, Di Bernardo divennero popolarissimi nel Paese, richiamato dalle loro sonanti vittorie e dall'eco di quel pubblico eccezionale che ne rappresentò l'apoteosi.
Tutto vero…però…! Però nella storia della pallavolo italiana esiste un altro grande successo, tecnico, agonistico e di pubblico, che aveva anticipato le gloriose giornate di Roma.
E' la vittoria della nazionale, guidata da Oddo Federzoni, nel lontano 1970 all'Universiade di Torino.
Oggi, a 50 anni di distanza da quell'evento, che i giovani tifosi sottorete non possono ricordare, può apparire irrisorio quell'oro conquistato in una Universiade, competizione riservata agli studenti, cancellato dai trionfi più recenti della “generazione dei fenomeni” di ben più fresca memoria e di maggior gloria.
Ma proprio perché sono trascorsi cinquanta anni da quella manifestazione, non va dimenticato quel grande successo meritato dalla nostra ancor giovane pallavolo.
Era il 5 settembre 1970 quando in un impianto colmo all'inverosimile, appassionati e competenti spettatori, assiepati uno sull'altro su due tribune in tubi innocenti, portano in trionfo gli azzurri che, vittoriosi in semifinale sulla Corea, recuperando dal primo set perso 13-15, battono il Giappone 3-1. Immaginiamo la perplessità di chi allora non c'era per limiti di età.
Ma il Giappone in quegli anni era all'avanguardia per tecnica e fantasia di gioco. Non a caso avrebbe vinto il primo oro olimpico nella pallavolo due anni dopo ai Giochi di Monaco sulla Germania Est.
E nelle due edizioni precedenti, era salito sul podio nel 1964 a Tokyo, dietro Urss e Germania Est, e poi a Città del Messico 1968, sconfitto dall'Unione Sovietica.
Cinquanta anni sono tanti, nell'arco di una vita. I protagonisti di quella epica contesa sono giovanotti anziani.
Il capitano, Mario Mattioli, palleggiatore, ci ha lasciati ben 17 anni fa. Lui è stato l'anima, il fulcro, il trascinatore di quella squadra, che non partiva certo con i favori del pronostico, ma che si è fatta strada a suon di risultati e di prestazioni scintillanti. Federzoni, allenatore modenese, bandiera della famosa Avia Pervia, un passato da schiacciatore di gran peso, aveva affiancato il tecnico ceco Josef Kozak dal 1968.
Poi gli era subentrato quando, dopo la “primavera di Praga”, gli venne negato il visto dalle autorità del suo Paese.
Oddo ha attinto al meglio del volley d'epoca. Giocatori di Modena, Parma, Firenze, Ravenna, Pontedera, Genova.
Dalla Ruini Firenze: Mattioli, Salemme, Nencini, Fegino. Dal Panini Modena: Nannini, Morandi. Dalla Virtus Bologna: Giorgio Barbieri. Da Parma: De Angelis, Roncoroni, Devoti.
Dalla Zoli Pontedera: Innocenti. Dal Casadio Ravenna: Bendandi. Tutti rigorosamente studenti universitari “autentici”. E tutti laureati o diplomati al termine degli studi.
All'Isef: Mattioli, Nannini, Salemme, Bendandi, Innocenti, Barbieri. Ingegneria: Nencini, Fegino, Morandi. Legge: De Angelis. Medicina: Roncoroni. Maestro di sport del Coni: Devoti.
Nel corso del torneo, Federzoni non ha schierato un sestetto base, ma a turno ha utilizzato tutti gli elementi a disposizione. In regia: Mattioli, che in carriera nella Robur Ravenna di Angelo Costa era partito schiacciatore, con Morandi e Bendandi. Schiacciatori: Devoti, Roncoroni, De Angelis, Innocenti, Nencini. Centrali: Fegino, Barbieri, Salemme, Nannini.
I ruoli non erano così fissi e specializzati come ai tempi nostri. I centrali spesso schiacciavano di mano o in posto due. Il gioco era scintillante, fantasioso, ottima la potenza, scattante e acrobatica la difesa.
Quasi tutti questi giocatori, non facciamo nomi, avrebbe potuto giocare anche nella pallavolo anni Novanta, a parità di preparazione.
Il successo sul campo venne accompagnato da uno, altrettanto clamoroso, fuori campo. Nel 1970 la pallavolo non era così popolare.
Sport praticato in gran parte nei Cus (Centro Universitario Sportivo) e nei Vigili del Fuoco. Professionismo neanche parlarne. Chi studiava, si laureava, chi lavorava, si allenava dopo il lavoro.
Pubblico poco, solo in qualche centro importante: Modena, Parma, Firenze, Ravenna. A Torino, il Cus di Franco Leone e Silvano Prandi navigava ancora in serie B.
Perciò la pallavolo venne relegata in un impianto piccolo in periferia. Al palazzo della Vela venne convogliata la scherma, disciplina nobile, molto praticata nella capitale sabauda.
Accadde che i successi degli azzurri attirarono sempre più spettatori: dalle centinaia agli inizi, alle falangi delle ultime partite.
Al PalaVela...il deserto, o quasi. Tanto che Giampaolo Ormezzano, direttore del Tuttosport, attirato dal successo di questo nuovo sport e sollecitato dalla spinta di Primo Nebiolo, grande dirigente torinese che nella pallavolo aveva creduto, tentò l'avventura di venirla a vedere.
Lo ricordiamo, sudato, trafelato, ansante, a fine primo set con la Corea e poi, alla finale, a metà del secondo set con il Giappone: “Se il direttore del Tuttosport non riesce a entrare, vuol dire che questa pallavolo interessa!”. Disse sedendosi di fianco a noi.

Carlo Gobbi

Fonte: Gianluca Pasini - Dal 15 al 25 gazzetta.it


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