LA PANCHINA DELLA MEMORIA
01-08-2026 05:24 - News Generiche
“La panchina della memoria”, quella biancorossa, quella adottata dai Greggi alla rete, situata proprio davanti al bar di Spartaco, all'inizio del pratino del Comune, dove non so quante partite di pallone ci abbiamo fatto, a qualsiasi ora del giorno e della notte, era il nostro piccolo Wembley.
È una storia che parte da lontano, è l'essenza della nostra giovinezza, dell'amicizia di un folto gruppo di ragazzi che agli inizi degli anni Settanta si ritrovava al bar Cuoiopelli e qualcuno anche al bar Greco, nel corso di Santa Croce.
Ragazzi che frequentavano le scuole primarie e secondarie, dove nel corso del paese trascorrevano gran parte dei loro pomeriggi a giocare ai giardini “Surarno”, sempre con l'immancabile pallone.
Il bar era una vera scuola di vita.
Eravamo la generazione dei più piccoli, mentre sopra c'erano tutte le altre generazioni e così via, fino ad arrivare a quella dei più anziani.
Abbiamo appreso tante cose, era il nostro internet, era Facebook. Per noi era tutto nuovo, eravamo come spugne, attingevamo tutto dagli anziani, ascoltavamo racconti inverosimili che poi con il tempo e l'esperienza acquisita abbiamo imparato a decifrare il vero dal falso.
Certi racconti sono sempre nei nostri pensieri e venivano chiamate “massicciate”, anche perché erano fatte da autentici personaggi e, nella nostra mente, qualcuno già pensava di emularne le gesta alla sua maniera; il diventare personaggi aveva per noi, ancora acerbi, un qualcosa di magico.
Lì abbiamo vissuto i primi flirt con le ragazzine e i primi amori si materializzavano.
Poi verso la fine degli anni Settanta ci trasferimmo al bar Spartaco e, oramai più grandicelli, ci affacciavamo sempre di più alla vita sbocciando come fiori. I primi anni del Concorde eravamo uno dei gruppi più numerosi, andavamo via dal bar ma non vedevamo l'ora di ritornare, sempre lì alla base, al bar. Luogo dove tutti erano uguali…sullo stesso livello. Come diceva Totò, una livella!
Eravamo tutti uguali. Non c'erano distinzioni! Le prese in giro o i complimenti non guardavano in faccia nessuno.
Se ti meritavi qualcosa ti veniva dato, se non lo meritavi ti veniva detto.
La nostra amicizia è qualcosa che non so descrivere a pieno e, dentro ognuno di noi, oramai ultrasessantenni è diventata una cosa normale.
Aver creato un gruppo whatsapp da quando l'era dei bar non esiste più, ci consente di stare al passo coi tempi e sentirci sempre uniti e riuscire ad avere una valvola di sfogo: si ritorna ragazzi sparando bischerate che poi, sono quelle che ci fanno evadere da tutti i problemi di questo mondo.
Come quando attacca l'Aci con i suoi discorsi e che a volte sembra pesante. Però guai a chi ce lo tocca, lui è “uno di noi”.
Perché, siamo cresciuti tutti insieme e abbiamo imparato a ad amare e sopportare tutti i nostri pregi e difetti questo è il nostro modo di essere.
Certe volte ci fanno notare come facciamo ad essere sempre così uniti dopo cinquant'anni.
Non lo so ma per noi è naturale, forse sono la somma di tanti anni di risate, pianti, problemi, lavoro e famiglia.
La forza di questo gruppo è anche quando qualcuno è rimasto indietro per mille motivi e qualcuno in qualche modo gli ha sempre teso una mano. Questa è l'amicizia che ci viene dal profondo del cuore, alcuni di noi sono già andati avanti come: Enrico Fastella per gli amici Fru-Fru, Giancarlo Parenti, per gli amici Giancarlino, Graziano Gufoni per gli amici “il Gufo”, Luca Masoni per gli amici “il Maso” e ora li hanno raggiunti Cherubino Quirici, per gli amici “Charls” e Alberto Banti per gli amici “il Capo”.
La panchina della memoria davanti Spartaco per noi è sempre stato un simbolo, lì avvenivano tutte le nostre partenze e tutti i nostri ritorni, le nostre risate a crepapelle e i nostri pianti, le confessioni dei nostri primi amori, le nostre arrabbiature, era il fulcro della nostra vita.
Il fatto di metterci le targhette con i nomi è il perché che racchiude tanti valori e ricordi ed è un modo per ricordare chi è già andato avanti.
Perché per noi è come se fosse sempre qui, perciò speriamo di essere riusciti a trasmettervi il senso di questa nostra forte amicizia che è alla base di tutto.
La Tribù dei Greggi
È una storia che parte da lontano, è l'essenza della nostra giovinezza, dell'amicizia di un folto gruppo di ragazzi che agli inizi degli anni Settanta si ritrovava al bar Cuoiopelli e qualcuno anche al bar Greco, nel corso di Santa Croce.
Ragazzi che frequentavano le scuole primarie e secondarie, dove nel corso del paese trascorrevano gran parte dei loro pomeriggi a giocare ai giardini “Surarno”, sempre con l'immancabile pallone.
Il bar era una vera scuola di vita.
Eravamo la generazione dei più piccoli, mentre sopra c'erano tutte le altre generazioni e così via, fino ad arrivare a quella dei più anziani.
Abbiamo appreso tante cose, era il nostro internet, era Facebook. Per noi era tutto nuovo, eravamo come spugne, attingevamo tutto dagli anziani, ascoltavamo racconti inverosimili che poi con il tempo e l'esperienza acquisita abbiamo imparato a decifrare il vero dal falso.
Certi racconti sono sempre nei nostri pensieri e venivano chiamate “massicciate”, anche perché erano fatte da autentici personaggi e, nella nostra mente, qualcuno già pensava di emularne le gesta alla sua maniera; il diventare personaggi aveva per noi, ancora acerbi, un qualcosa di magico.
Lì abbiamo vissuto i primi flirt con le ragazzine e i primi amori si materializzavano.
Poi verso la fine degli anni Settanta ci trasferimmo al bar Spartaco e, oramai più grandicelli, ci affacciavamo sempre di più alla vita sbocciando come fiori. I primi anni del Concorde eravamo uno dei gruppi più numerosi, andavamo via dal bar ma non vedevamo l'ora di ritornare, sempre lì alla base, al bar. Luogo dove tutti erano uguali…sullo stesso livello. Come diceva Totò, una livella!
Eravamo tutti uguali. Non c'erano distinzioni! Le prese in giro o i complimenti non guardavano in faccia nessuno.
Se ti meritavi qualcosa ti veniva dato, se non lo meritavi ti veniva detto.
La nostra amicizia è qualcosa che non so descrivere a pieno e, dentro ognuno di noi, oramai ultrasessantenni è diventata una cosa normale.
Aver creato un gruppo whatsapp da quando l'era dei bar non esiste più, ci consente di stare al passo coi tempi e sentirci sempre uniti e riuscire ad avere una valvola di sfogo: si ritorna ragazzi sparando bischerate che poi, sono quelle che ci fanno evadere da tutti i problemi di questo mondo.
Come quando attacca l'Aci con i suoi discorsi e che a volte sembra pesante. Però guai a chi ce lo tocca, lui è “uno di noi”.
Perché, siamo cresciuti tutti insieme e abbiamo imparato a ad amare e sopportare tutti i nostri pregi e difetti questo è il nostro modo di essere.
Certe volte ci fanno notare come facciamo ad essere sempre così uniti dopo cinquant'anni.
Non lo so ma per noi è naturale, forse sono la somma di tanti anni di risate, pianti, problemi, lavoro e famiglia.
La forza di questo gruppo è anche quando qualcuno è rimasto indietro per mille motivi e qualcuno in qualche modo gli ha sempre teso una mano. Questa è l'amicizia che ci viene dal profondo del cuore, alcuni di noi sono già andati avanti come: Enrico Fastella per gli amici Fru-Fru, Giancarlo Parenti, per gli amici Giancarlino, Graziano Gufoni per gli amici “il Gufo”, Luca Masoni per gli amici “il Maso” e ora li hanno raggiunti Cherubino Quirici, per gli amici “Charls” e Alberto Banti per gli amici “il Capo”.
La panchina della memoria davanti Spartaco per noi è sempre stato un simbolo, lì avvenivano tutte le nostre partenze e tutti i nostri ritorni, le nostre risate a crepapelle e i nostri pianti, le confessioni dei nostri primi amori, le nostre arrabbiature, era il fulcro della nostra vita.
Il fatto di metterci le targhette con i nomi è il perché che racchiude tanti valori e ricordi ed è un modo per ricordare chi è già andato avanti.
Perché per noi è come se fosse sempre qui, perciò speriamo di essere riusciti a trasmettervi il senso di questa nostra forte amicizia che è alla base di tutto.
La Tribù dei Greggi
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