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LA SCELTA DELLA SQUADRA DEL CUORE

27-09-2021 06:25 - News Generiche
Provavano a convincermi a diventare tifoso di questa o di quella squadra.
Andavo alle elementari, ma in casa si parlava solo della Cuoiopelli.
Babbo, ogni domenica, dettava dallo studio le gare dei biancorossi, sia per La Nazione che per altri quotidiani che richiedevano il servizio della squadra allora militante in serie D, la cosiddetta Quarta Serie. Dopo la serie A, c'erano la B, la C e appunto la D e la Cuoio militava in quella categoria. Era tanto per l'epoca, nella prima metà degli anni Sessanta.
Tanti bambini avevano già scelto e io, invece, ero ancora incerto.
Babbo parlava anche del Livorno, la squadra della sua città natale, che aveva seguito da bambino e adolescente in A, ma non partecipando alla massima categoria, non mi attraeva.
Silvano Pinori, detto Balena, insisteva con la Juventus, dicendomi che per me “c'era un posticino”, parlandomi dell'arrivo in bianconero dello spagnolo Del Sol e elencando i nomi di altri giocatori che ben conoscevo, facendo la collezione delle figurine. Però non rimanevo convinto.
Un cugino di babbo, il professor Franco Mentucci, mi regalò una bella maglia della Fiorentina. La indossai un paio di volte in casa e una volta al campino, giocando in porta, ma non me la “sentivo” addosso.
Quando andavo dal meccanico Giovanni Pellegrini, al secolo Pinza d'oro, in via Carducci per farmi riparare o gonfiare la bici, vedevo appese al muro bandiere rossonere ed i poster di Rivera, Altafini e Dino Sani. Mi interrogavo e non trovavo ispirazione e risposte.
Nel maggio del 1964, entrai con un amico al bar Commercio, allora gestito dalla signora Bice, nonna materna di Antonio Martini, sostenitrice dell'Inter.
Giacomino Puccini mi indicò il poster, racchiuso in un quadro, in cui era raffigurata l'Internazionale di Milano, squadra campione d'Italia. L'impatto fu immediato.
Quei giocatori impettiti, dall'aspetto marziale, con le maglie a strisce nerazzurre e lo scudetto sul petto, mi conquistarono subito.
“Questa è una grande squadra. Stasera giocherà la finale di Coppa Campioni col Real Madrid” – mi disse Giacomino.
Non risposi e la sera, seguii in tv, a casa dei miei nonni materni, l'incontro del Prater di Vienna.
All'intervallo l'Inter era avanti per 2-1 e nonna Emira, mentre rigovernava, diceva le preghiere in favore della squadra italiana.
Babbo seguiva l'incontro con interesse sportivo, confermandomi indirettamente di essere proprio un sostenitore della Cuoiopelli e del Livorno.
La partita si concluse con la vittoria della squadra di Angelo Moratti ed Helenio Herrera per 3-1. Esultai da tifoso, la scelta l'avevo fatta al bar Commercio, in quel tardo pomeriggio del maggio 1964.

Marco Lepri

Nella foto: sei componenti la Grande Inter in trasferta a Bologna. Da sinistra: Guarneri, Corso, Mazzola, Suarez, Facchetti e Burgnich.

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