LE MARMELLATE DI ZI' MARINA
07-07-2026 05:16 - News Generiche
Zia Marina abitava da sola in un piccolo appartamento vicino a casa nostra.
Oggi l'avremmo definita single, a quei tempi era semplicemente una zitella, dai modi talvolta un po' spicci, che sicuramente non l'avevano favorita negli incontri galanti. Ricamava e cuciva piccoli oggetti di grande valore.
Ma quello che più le piaceva fare erano le marmellate e, in questo, era imbattibile.
Durante la stagione estiva metteva da parte ago e filo, indossava il grembiule e raccoglieva in una fascia i capelli ricci, da cui a volte ciuffi ribelli spuntavano impertinenti posandosi sulla fronte.
Gli occhi vispi, due puntini neri spiccavano sul volto spesso arrossato e una voce spigliata intonava le canzoni di Jovanotti, suo cantante favorito.
Era solita, quando, sbucciava la frutta, cantare “Ciao mamma”, che aveva scherzosamente tramutato in “Zì Marina, guarda come mi diverto!!”.
Così, dopo, la buccia toglieva il nocciolo alle pesche, alle albicocche e, perfino, alle susine, mentre in cucina fra i vapori e gli odori andava avanti cantando a squarciagola.
Lo sguardo si addolciva mentre si aggirava fra i fornelli, saltellando con il mestolo a compiere strane piroette fra quell' impasto fumante, il lavello e il tavolo, regolando la fiamma per una cottura senza bruciature.
E, poi, invasava quel ben di Dio, etichettando ogni barattolo una volta sterilizzato. Insomma, si rilassava e si divertiva, orchestrava pentole, coperchi, posate e ciotole piene di tutto. Che confusione…
Alla fine, allineava i suoi barattoli pronti per le marmellate che durante l'inverno avrebbero guarnito le sue famose crostate, dono gradito per i numerosi compleanni di nipoti e amici.
E, sulle note di “Zì Marina guarda come mi diverto”, ordinava la cucina e riprendeva il cucito, mentre un baffo di marmellata le attraversava impertinente, la guancia appassita.
Patrizia Bianconi
Oggi l'avremmo definita single, a quei tempi era semplicemente una zitella, dai modi talvolta un po' spicci, che sicuramente non l'avevano favorita negli incontri galanti. Ricamava e cuciva piccoli oggetti di grande valore.
Ma quello che più le piaceva fare erano le marmellate e, in questo, era imbattibile.
Durante la stagione estiva metteva da parte ago e filo, indossava il grembiule e raccoglieva in una fascia i capelli ricci, da cui a volte ciuffi ribelli spuntavano impertinenti posandosi sulla fronte.
Gli occhi vispi, due puntini neri spiccavano sul volto spesso arrossato e una voce spigliata intonava le canzoni di Jovanotti, suo cantante favorito.
Era solita, quando, sbucciava la frutta, cantare “Ciao mamma”, che aveva scherzosamente tramutato in “Zì Marina, guarda come mi diverto!!”.
Così, dopo, la buccia toglieva il nocciolo alle pesche, alle albicocche e, perfino, alle susine, mentre in cucina fra i vapori e gli odori andava avanti cantando a squarciagola.
Lo sguardo si addolciva mentre si aggirava fra i fornelli, saltellando con il mestolo a compiere strane piroette fra quell' impasto fumante, il lavello e il tavolo, regolando la fiamma per una cottura senza bruciature.
E, poi, invasava quel ben di Dio, etichettando ogni barattolo una volta sterilizzato. Insomma, si rilassava e si divertiva, orchestrava pentole, coperchi, posate e ciotole piene di tutto. Che confusione…
Alla fine, allineava i suoi barattoli pronti per le marmellate che durante l'inverno avrebbero guarnito le sue famose crostate, dono gradito per i numerosi compleanni di nipoti e amici.
E, sulle note di “Zì Marina guarda come mi diverto”, ordinava la cucina e riprendeva il cucito, mentre un baffo di marmellata le attraversava impertinente, la guancia appassita.
Patrizia Bianconi
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