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NEL RICORDO DI GIANCARLO

06-10-2018 08:11 - News Generiche
Oggi e domani, in questo primo fine settimana di ottobre, viene disputato al palasport di Santa Croce il Memorial Parenti.
Si tratta di un quadrangolare di lusso, con quattro forti di squadre, di cui tre italiane (Siena, Santa Croce e Spoleto) ed una straniera: Innsbruck.
Del torneo, dello svolgimento che questo avrà ed altro, abbiamo parlato a lungo su queste colonne, su un quotidiano a noi familiare ed altrove, per cui in questo pezzo ricordiamo Giancarlo Parenti, il tifoso, l´ultrà, il leader indiscusso, il trascinatore, colui il quale non è più stato avvicinato, come carisma dal maggio 1986 - anno della sua prematura dipartita - ad oggi.
L´altro ieri, Ale Fedeli ci ha esortato a scrivere, per oggi, primo giorno di gare, un pezzo specifico su Giancarlo, sul "Capo della Fossa", perchè anche i giovani sappiano perchè questo ragazzo è stato così importante per noi, per i "Lupi", tanto da intitolargli il palasport.
L´idea, nel 2002, venne all´allora consigliera socialista Brunela Lepori che in Consiglio Comunale fece questa proposta, che venne accettata all´unanimità da maggioranza ed opposizione.
A quelli della Curva, sarebbe bastato intitolargli quel settore; sarebbero già stati contenti.
Lo furono ancor più quando vennero a sapere, in un articolo di Mario Lepri, su La Nazione, che sabato 26 ottobre 2002, sarebbe stato inaugurato ufficialmente il palasport Giancarlo Parenti in piazza Pietro Nenni.
Per avere quel palazzetto, i "Lupi", come società, avevano sputato sangue, disputando ben 23 campionati fuori da Santa Croce: un calvario per il presidente Sergio Gronchi, Sergio Balsotti, Paolo Giannoni, Marco Lepri, Sergio Rosati, Carlino Falaschi, Giovanni Vivaldi e tanti altri dirigenti (nessuno ce ne voglia per l´involontaria omissione) che in quegli anni avevano combattuto per vincere il loro scudetto: il palasport a Santa Croce.
Giancarlo Parenti aveva iniziato a tifare (sodo) per i "Lupi" fin dai tempi della palestra Banti.
Io e lui abitavamo nello stesso palazzo in via del Campanile, alias via Ciabattini, quella della Misericordia.
La scuola di tifo, modestia a parte, Giancarlo l´aveva avuta buona.
Se nel 1973, chi scrive aveva fondato gli Ultras, Giancarlo - con Emilio De Bernardi - aveva dato vita alla Fossa dei Lupi nel settembre del 1977.
Gli Ultras, con Leo Ciardi, il povero Ale Bini, Mario Marcori, Sergio Menichetti e Marco Lepri, erano entrati in società, laddove erano rimasti in pochi e c´era da dare una bella mano.
Fabrizio Angelini avrebbe intrapreso gli studi per una prestigiosa carriera, il Giomino si era buttato anima e corpo sull´Inter, altri avevano gradualmente lasciato e, la "Fossa", aveva sempre più preso corpo.
Anni belli, altri meno, grandi picchi in alto ed altrettante ricadute, a seconda della forza dei "Lupi", che dovevano essere sempre sostenuti al di là del risultato. La fede era quella ed i colori erano quelli.
Contava la maglia, allora come oggi. Se poi, i giocatori e l´allenatore piacevano ed erano bravi, tanto meglio.
L´idolo di Giancarlo era stato Leo Sabatini e, con l´allenatore livornese Roberto Montagnani (babbo di Paolo, che in pantaloni corti, veniva con la mamma ed il fratello alle partite in casa), aveva instaurato un rapporto di grande simpatia e cordialità.
Giancarlo, già ai tempi delle scuole medie, aveva già un seguito di ragazzi che puntualmente lo seguivano al sabato alla Banti ed anche in trasferta, soprattutto in quelle più vicine.
Poi, con gli anni, lavorando, il capo della Fossa - che tutti definivano con l´appellativo di "Giancarlino la Fossa" - aveva aumentato il suo carisma su tanti ragazzi.
La Sede in Sù Fossi, voluta, ristrutturata e migliorata nel 1980, da Lemar, "Don Curzio", Ale Bini e Carlo Bachi, era diventata il cuore dei "Lupi" e della Fossa.
C´era un incredibile giro di giovani e la grande maggioranza era per i "Lupi" e li seguiva.
Le direttive arrivavano, la Sede era aperta tutto l´anno, si giocava d´estate e d´inverno con l´ultrà Giancarlo e tutta quella "banda di matti", compresi quei Boys che lui aveva voluto per stimolare la crescita sana del tifo, con un "rivalità" proficua, che avrebbe giovato solo al sostegno ai giocatori ed a nient´altro.
Il tam tam, prima di ogni partita era importante e, certe trasferte, venivano vissute totalmente con un´unità d´intenti pazzesca. Gli anni dal 1983 al 1986 furono incredibili e lì Giancarlo dette il meglio di sè.
Le trasferte di Jesi, Roma, Asti, Padova, Parma, Modena e Belluno, resteranno memorabili.
Giancarlo era un comunicatore, un compagnone di tutti, uno che rideva e che faceva gli scherzi e che li subiva, cementando l´amicizia, il rapporto fra i ragazzi, unendoli e mai separandoli.
In diversi ancora oggi, a 32 anni dalla sua dipartita, lo ricordano con l´affetto di allora.
Quelli della Curva si prodigano verso i più giovani affinchè vengano alle partite dei "Lupi" e che li sostengano, anche per il nome di Santa Croce stessa.
Oggi inizia un nuovo Memorial nel nome di Giancarlo Parenti, che ancora vive nel cuore di chi resta e si che si batte - anche nel suo nome e nel suo ricordo - per la sacra causa biancorossa.

Lemar (amico fraterno di Giancarlo)

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