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QUANDO IL PULLMAN NON PARTIRA' (con la Fossa degli ultrà)

04-05-2019 08:08 - News Generiche
“Quando il pullman partirà, con la Fossa degli ultrà...”.
Quante volte abbiamo ascoltato questa canzone, non appena il torpedone della tifoseria organizzata, si metteva in moto per una trasferta al seguito dei “Lupi”? Diverse volte davvero.
Oggi pomeriggio alle 15, il pullman degli ultrà non partirà per Civitanova Marche, per gara 3 fra Potenza Picena e la Kemas Lamipel.
I “Lupi” hanno chiuso il discorso per il 1° Maggio, mercoledì scorso, in casa, superando i biancazzurri per 3-0, ottenendo così la permanenza in A2 e la partecipazione alla A2 d’élite (siamo stati i primi a sottolineare la parola élite, mesi fa, ed ora stanno facendolo altri), dell’anno prossimo.
Il pullman per le Marche sarebbe stato gratuito, offerto dalla società, con partenza dal PalaParenti.
Un cartello (nella foto di Lemar), affisso all’entrata del palasport mercoledì scorso, ne annunciava l’organizzazione.
Come al solito, vista la vis polemica, che alberga in quasi tutti noi (ma siamo toscani, o no?), c’è stato chi l’ha preso bene (sotto forma scaramantica) e chi l’ha contestato, asserendo che portava male.
Chi scrive si è limitato a scattare la foto, intuendo l’eventuale articolo, da proporre in seguito. Ed eccoci qui.
Dunque oggi il pullman non partirà e gli ultrà biancorossi se la spasseranno come meglio vorranno, senza sobbarcarsi l’impegnativa trasferta – soprattutto quelli che erano presenti domenica scorsa – senza lo stress di uno spareggio fuori casa e senza ascoltare i coretti delle fans potentine, munite di tre megafoni, per sostenere i ragazzi di Rosichini.
Chi scrive ne sa qualcosa, avendole avute vicino in gara 2, con quella serie di coretti, che, ad un certo punto, visto l’andamento della gara, davano la sensazione di trasformarsi in devote litanie, ricche di speranza, per un’inversione di tendenza - nel corso della gara - che mai c’è stata.
Un paio di volte, col vecchio spirito ultrà che alberga in noi, abbiamo rivolto loro un gesto eloquente, ondeggiando il braccio destro, come a dire: “E’ andata...”; ma loro, imperterrite e ricche di fede, hanno tenuto botta fino all’ultimo punto.
E così, non ci siamo potuti godere appieno, la nostra Curva, quella di casa, che è stata maestosa per l’occasione.
Unita come non mai, con un solo scopo: vincere per mantenere la A2.
Finalmente i ragazzi e le ragazze del vivaio (suonino le campane a distesa) sono intervenuti all’evento, gremendo, con le famiglie, il palasport intitolato a Giancarlino.
La società ha fatto un’azzeccatissima promozione.
In mille hanno gremito i gradoni dell’impianto cittadino con una Curva straripante di presenze e di entusiasmo.
Ci sono piaciute alcune scene bellissime che vogliamo sottolineare.
Le tante bandiere agitate in Curva all’annuncio delle formazioni e, più che altro, nel corso della gara, quando il vecchio canto ("Quando al ciel si alzeran le bandiere e i tamburi a suonar torneran...”), ha introdotto uno sventolio da brividi, per uno spettacolo nello spettacolo.
La sciarpata col relativo canto “E sarà, sarà”, cult di vecchia data, sempre riproposto nelle occasioni che contano, con quell’ondeggiare classico, fatto con ordine e partecipazione.
La visita fattaci da Ale, in tribuna stampa a fine gara, quando è venuto a stringermi la mano, ringraziandomi di avermi rivisto al mio posto.
La squadra a far festa in Curva, sempre su iniziativa di Ale, a fine gara, a cantare con gli ultras.
Roba mai vista dal 1973 ad oggi, da quando iniziò l’interminabile galoppata della nostra tifoseria organizzata.
Anche questo è stato un “affresco”, un premio per chi ha lottato in campo e chi in Curva, dando quanto era nelle possibilità, soprattutto ai playoff.
Tante le scene da raccontare, per premiare chi se lo merita, non ultima l’accensione di fumogeni e fiaccole all’esterno del PalaParenti, quasi alla fine di tutto, quando in tanti avevano già preso la via di casa e gli irriducibili se ne stavano ancora lì a inneggiare ai “Lupi” e alla A2 (d’élite) conquistata.
Altri cori e via per una pizzata insieme al “Padrino”.
Carichi, stanchi, fieri, mai domi, appassionati, sudati, scalmanati e sempre coi “Lupi” nel cuore.

Lemar


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