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SPAGNOLO E "I RIBELLI DEGLI STADI" - ALLA SCOPERTA DEL MONDO ULTRAS - "PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI ECCESSIVI"

20-04-2019 09:02 - News Generiche
L'autore alle Officine Garibaldi di Pisa.
Quello Ultras è un movimento spesso poco compreso, su cui aleggia lo spettro della disinformazione e molti falsi miti.
E’ così che Pierluigi Spagnolo (nella foto), con una conferenza dedicata per chiudere la settimana di eventi “110 Pisa”, ha tracciato pochi giorni orsono, un’analisi dettagliata che rende giustizia a tutto il tifo organizzato.
Il suo libro “I ribelli degli stadi”, infatti, da due anni è ormai un best seller in Italia, frutto di anni di lavoro, interviste e scritture per far capire una volta per tutte come è nato il tifo e come si è evoluto nel tempo in tutte le sue forme.
Spagnolo è una prestigiosa firma del giornalismo sportivo, ma ha iniziato propria da una curva, quella del Bari: “Sono sempre andato allo stadio, perché andarci è l’unico motivo per cui seguire il calcio. Senza quell’elemento di socializzazione che nasce dal tifo, non avrebbe la partecipazione di milioni di spettatori”.
Spagnolo spiega il fenomeno Ultras dal punto di vista antropologico e storico, ponendo come punto di inizio il fermento culturale del 1968, per poi giungere agli anni Settanta quando il tifo è diventato un’esperienza totalizzante, trasformando il modo di vivere il calcio.
Secondo Spagnolo ad aver svuotato gli stadi non sono certo gli Ultras, ma è un calcio spalmato ad ogni ora di ogni giorno della settimana, con le gare recuperate il lunedì o gli anticipi del venerdì, oltre ad un aumento dei prezzi dei biglietti e un costo irrisorio per la pay per view.
Il futuro è una bolla che prima o poi farà scoppiare il sistema con piccoli nuclei di resistenza dai quali si ripartirà da zero per rifondar la passione per il calcio.
Le leggi attuali non risolvono alcuno dei problemi sbandierati: “I provvedimenti ristrettivi verso i tifosi fanno sì che nelle curve si paghi di più rispetto alle normali leggi della vita di tutti i giorni.
Il problema è solo spostato fuori dagli stadi, ma la soluzione non è stata trovata”.
Mettere il bavaglio alla comunicazione, così eterogenea e spontanea, vietando striscioni e bandiere ai tifosi, secondo Spagnolo “è un peccato. Il calcio perde e si rende tutto meno naturale e divertente”.

Fonte: Michele Bufalino – La Nazione


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