18 Maggio 2022
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IL GIOVEDI' SANTO: COME ERAVAMO

14-04-2022 06:12 - News Generiche
La domenica delle Palme aveva lasciato spazio alla Settimana Santa e, con il Giovedì Santo, cominciava il triduo pasquale.
Nelle chiese si allestivano i sepolcri. Si sceglieva un altare minore e lo si abbelliva di piante e fiori primaverili, mentre l'altare maggiore restava spoglio fino al sabato.
Nell'acquasantiera non c'era l'acqua benedetta, sarebbe stata messa durante la benedizione che precedeva la Messa di mezzanotte.
Nella notte del Giovedì Santo, i fedeli, dopo il rito religioso dell'ultima cena e della lavanda dei piedi, iniziavano le visite ai sepolcri allestiti nelle varie chiese.
A Santa Croce erano tre le chiese aperte: la Collegiata di San Lorenzo Martire, la chiesa di Santa Cristiana e il Santuario della Madonna delle Grazie di San Rocco.
Era un via vai silenzioso e ordinato di mamme, nonne e bambini. L'aria profumava di fiori e di incenso, mentre le candele accese si muovevano al lieve sussurrare delle preghiere.
Erano le così dette “passate”, una curiosa e allegra festa, soprattutto per i bambini che, dopo la funzione religiosa, anziché tornare in casa, potevano girellare ancora nel centro cittadino, trasferendosi da primo dalla Collegiata in Santa Cristiana, camminando fra via Pipparelli e parte di “Su Fossi”, oppure dalla parte opposta, con un pezzetto di corso Mazzini e via Ciabattini.
Dopodiché avrebbero puntato su San Rocco. Tutto era racchiuso nel giro di poche strade di una Santa Croce che, già nel pomeriggio, si era vestita a festa.
Le macellerie del centro cittadino si erano abbellite e, fin dal mattino, erano arrivate le bestie fresche di macellazione.
Queste erano state appese agli appositi “tiranti” in ferro, alla cui sommità si trovavano dei ganci per tenerle.
Queste bestie ci sembravano immense, quasi ci facevano un pochino paura, subito mitigata dalla visione di fiori ed ornamenti vari che, insieme alle coccarde tricolori, davano ulteriore luce e solennità all'opera dei titolari delle macellerie.
La foto che proponiamo, in uno storico scatto del 1965, del fotografo santacrocese Santi Malvolti (Melone), ritrae la macelleria di “Sarrino” in corso Mazzini, accanto all'albergo ristorante l'Angiolo, con alcuni santacrocesi.
In basso i due bambini sono Marco Lepri e Fabrizio Calistri, sulla sinistra sono riconoscibili: Beppino di Sarre, Primo Giannoni, il giovane macellaio Imperio (aiutante di Sarrino), il Masini, “Gocciolo” e Dino Calistri. Infine, a destra: Vasco Rovini ed Ettore Maffei dello il “Trinci”.
Per noi bambini erano già iniziate le vacanze di Pasqua e, come cantava Don Backy in una canzonetta di Carnevale degli anni Novanta dal titolo “Come eravamo”, - “si passeggiava le sere di aprile…”.

Marco Lepri

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