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QUEL "TARPONE DI CONCIA" DI 21 ANNI FA

07-10-2021 06:15 - News Generiche
"Quella maglietta fece epoca. Ebbe un successo totale ed era richiesta nelle concerie della zona del Cuoio. Mi riferisco alla famosa maglietta dei Tarponi di concia".
Così ricorda, a 21 anni di distanza, il popolare Urbino, uno degli artefici di quel "capolavoro".
Le cose andarono così. Eravamo nel giugno del 2000 ed i "Lupi", battendo in gara-tre per 3-2, alla bella, i leccesi del Taviano, erano stati promossi in A2.
L'allenatore era il castelfranchese Guglielmo Pucci, impiegato del Comune di Santa Croce e, la formazione base era questa: Nuti-Amore, Furlotti-Della Concordia, Poli (Bertelli)-Francesconi e Berti libero.
Luca, per un modesto compenso mensile, ricopriva in società il doppio ruolo di direttore sportivo e giocatore.
Aveva fatto un'eccezione nell'interesse del club, dicendo che avrebbe appeso le scarpette al chiodo comunque fosse andata.
La A2 era però ritornata a Santa Croce, dopo quattro stagioni in B.
Si giocava al palazzetto di Fucecchio, in attesa che i lavori a quello di Santa Croce venissero ultimati.
Urbino e chi scrive, quali dirigenti biancorossi, cercavano finanze per il successivo campionato di A2.
Eravamo nell'ufficio di Urbino con Alberto Banti e gli parlavamo della situazione societaria, con un misto di preoccupazione, di speranza ma con un certo entusiasmo, miscelando in tutto con alcune battute per farci pure due risate, alla santacrocese.
"Noi si fà così, noi si fa cosà e si aspetta che sia pronto in palazzetto in paese, dopo tutti questi anni - diceva Urbino - tanto prima o poi arriverà".
Fu allora che Urbino fece un'affermazione delle sue che mi colpì immediatamente per la spontaneità e per la bellezza in se stessa.
"Noi siamo come i tarponi di 'oncia; il veleno un ci fa nulla. Anzi, ci ingrassa!".
In quel reciso momento "vidi" la maglietta.
"Grande frase, Urbino! - intervenni di getto - l'hai detta clamorosa, stavolta. Ci si fa una maglietta".
Chiamai Fajo, vignettista e caricaturista, tifoso dei "Lupi" a tutta prova, dandogli le indicazioni.
"Ci vuole un bel tarpone in primo piano, che mangia il "boccone avvelenato". Sullo sfondo metti una batteria di bottali che girano. La scritta: A noi tarponi di concia, il boccone avvelenato...ci ingrassa!, va messa un pò sopra e un pò sotto al disegno. Ovviamente tutto a firma Fossa dei Lupi".
Fajo centrò subito il mio input e, dopo l'approvazione di Urbino, andammo in una ditta di San Miniato Basso per ordinarle.
Pochi giorni dopo le magliette grigie con la scritta nera erano pronte.
Con lo stesso Urbino le ritirammo ed il ricavato, come da prassi, sarebbe andato alla Fossa.
Le magliete ebbero un successo eccezionale. Piacquero molto anche nelle concerie di Ponte a Egola e le richieste arrivarono anche dai paese limitrofi.
A Santa Croce andarono a gonfie vele. Quella maglietta è ricordata ancora oggi con viva simpatia da tante persone.
Fu il frutto di una battuta detta con naturalezza, buttata là, alla Urbino; dalla immediata "visione" di Lemar e dalla elaborazione dell'immaginifico Fajo.
Loro tre, gente dei "Lupi": spontanei, appassionati ed entusiasti.
Eravamo nell'estate del 2000. C'era ancora la lira e, e con un "diecino", si poteva portare a casa una maglietta da urlo.


Marco Lepri

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